La “mia” integrazione alimentare

Scrivo questo articolo perchè in tantissime  siete curiose di conoscere, quale sia la mia personale integrazione alimentare. Prima però di iniziare a buttare giù la lista di quelli che sono le innumerevoli “pillole” che ingurgito quotidianamente devo precisare alcune questioni.

Seguo un’integrazione prescritta da un medico sulla base di analisi ematiche  e test genetici, eseguiti ultimamente, per poter essere più precisa possibile sia nei dosaggi che nella tipologia di integratori da assumere  e quindi non faccio automedicazione. 

Quella che vi racconterò  è la mia personale integrazione e  rappresenta semplicemente un’indicazione. E’ chiaro che poi ognuno dovrà seguire la propria cura personalizzata a seconda delle proprie problematiche ed esigenze. Anche se ci sono  alcuni integratori, che  vi  indicherò, i quali, secondo il mio parere, possono essere assunti da tutti indistintamente senza particolari problematiche. 

Sebbene  io creda assolutamente nella bontà dell’integrazione alimentare, ritengo che questa sia assolutamente insufficiente se non accompagnata da:

  • un corretto regime alimentare,
  • attività fisica costante.

Quindi la prima regola è mangiare bene e muoversi. L’integrazione viene dopo, come corollario. Se non si seguono  quindi queste regole non si può avere l’illusione e pensare che esista qualche pillola miracolosa che  risolva i nostri problemi  e ci permetta di  vivere a lungo e in buona salute, essere  o diventare belli, efficienti, scattanti, magri e muscolosi.

Lo scopo quindi di un’integrazione alimentare corretta è quello di farci vivere, non solo più a lungo, ma soprattutto in forma  e in buona salute, ma per raggiungere questi obiettivi dovrà essere accompagnata da una corretta alimentazione e da una giusta dose di attività fisica. 

Perchè l’integrazione alimentare 

Ho già scritto in vari articoli qual’è la mia idea a proposito dell’integrazione alimentare  e perchè, secondo il mio  parere, può servire a farci vivere in buona salute,  ma voglio ripeterlo.

In un mondo ideale tutti i nutrienti dovrebbero essere introdotti attraverso la dieta. Ma, a causa di stili di vita  e abitudini  alimentari scorrette, non  sempre questo è possibile.

Ognuno di noi ha  buone ragioni,  tutte soggettive, per integrare la propria alimentazione:

  • uno sportivo per motivi legati alla performance e al recupero,
  • una donna in gravidanza per portare avanti al meglio la gestazione,
  • uno studente per aumentare la concentrazione e supportare lo sforzo intellettivo,
  • un soggetto più o meno giovane  per contrastare gli effetti negativi  dell’invecchiamento, affrontare in buona salute  gli anni che passano e  aumentare le proprie difese immunitarie.

Ma ci sono alcuni obiettivi comuni che dovrebbero spingere ognuno di noi ad utilizzare un’alimentazione integrata . Infatti, anche  nel caso in cui la nostra dieta fosse equilibrata, non  riusciremmo ad assumere tutte le sostanze nutrizionali  di cui il nostro organismo necessita. Questo perchè, oltre ai problemi legati ai ritmi frenetici della vita odierna:

  •  il cibo non ha lo stesso valore nutrizionale di una volta. Esso proviene  da coltivazioni intensive che hanno impoverito i terreni, lavorati con fertilizzanti artificiali e irrorati con pesticidi ed erbicidi, producendo quindi anche mangimi di bassa qualità usati per allevare il bestiame, cresciuto con ormoni e antibiotici. Pensiamo  alla frutta e verdura, che inoltre, spesso, proviene da paesi lontani, non viene colta al giusto grado di maturazione e della quale non conosciamo le modalità di coltivazione oltre a trascorrere giorni e giorni nelle celle frigorifere prima di arrivare sulle nostre tavole, diventando così cibo morto,
  • gli stress a cui il nostro organismo  è sottoposto a causa dell’ambiente che ci circonda  sono in aumento esponenziale: inquinamento, radiazioni, conservanti, coloranti, pesticidi, metalli pesanti e migliaia di sostanze chimiche che prima non esistevano. Avremmo sempre più bisogno, pertanto, di alimenti ad alto valore nutrizionale, e invece la nostra alimentazione, essendo industrializzata, ne è sempre più povera.

E’ vero anche che, la scelta di assumere  integratori per via orale, non sempre è la più corretta. Quando infatti assumiamo integratori alimentari, dobbiamo fare molta attenzione alla loro biodisponibilità, riportata, solo in alcuni casi, sull’etichetta del prodotto. Esistono alcuni integratori, che non riescono ad essere assorbiti dall’organismo perché distrutti dall’apparato digerente, altri che invece vengono assorbiti, ma in una percentuale minima. Quindi è molto importante  non solo quali assumere ma anche in quale forma assumerli.

Devo inoltre sottolineare un aspetto. Nonostante sia una consumatrice di integratori ed una sostenitrice dell’efficacia dell’integrazione alimentare, riconosco che si tratta di un mondo dove, spesso, la mancanza di test  clinici e le esagerate promesse del marketing, possono creare scetticismo e tanta confusione. E anche tra i medici non c’è univocità di vedute (come spesso accade) su questo aspetto.

C’è chi sostiene la necessità dell’integrazione e chi invece sostiene che sostanzialmente non serve a niente e che sia solo un business multimiliardario. In questa giungla, quindi, bisogna un pò imparare ad orientarsi e capire quali siano i prodotti davvero efficaci, ma soprattutto necessari per le nostre esigenze e per le nostre caratteristiche fisiche. E non è facile. Perché il rischio di prendere troppa “roba” sovraccaricando il fegato, o troppo poca e di assumerla, oltretutto, nel momento sbagliato della giornata è reale. 

L’integrazione ortomolecolare

L’integrazione alimentare che seguo,  si basa sui principi della medicina ortomolecolare.

Le origini della medicina ortomolecolare risalgono al 1940, anno in cui il dott. Frederick Klenner, medico del North Carolina, sperimentò l’uso di massicce dosi di vitamina C per la cura della poliomielite.

Nonostante i suoi studi siano stati  ritenuti successivamente privi di alcuna validità scientifica, Klenner viene solitamente menzionato come il precursore della terapia nutrizionista o medicina ortomolecolare. 

Ma fu il professor R.J. Williams, un chimico americano che scoprì due vitamine, l’Acido Pantotenico e l’Acido Folico, uno dei «padri» fondatori della medicina ortomolecolare. Egli  classificò le sostanze  in due  categorie :

  • la prima  a cui  appartengono quei medicinali che sono estranei all’organismo e che non è possibile  reperire attraverso l’alimentazione naturale,  ma che, si sono rivelati validi nel trattamento delle malattie e vengono definiti «medicamento estraneo all’organismo». Alcuni esempi sono l’aspirina, la penicillina e i tranquillanti,
  • la seconda a cui appartengono le sostanze nutrizionali, come le vitamine e i minerali che sono presenti nel nostro corpo e che possono essere reperite attraverso l’alimentazione.

Il termine ortomolecolare , venne usato però per la prima volta nel 1986 dal dott. Linus Pauling (1901-1994), chimico statunitense, due volte premio Nobel, riferendosi alle precedenti ricerche di due psichiatri canadesi: Abram Hoffer e Humphrey Osmond. I quali avevano  cominciato a usare megadosi di vitamine, in particolare quelle del gruppo B, per la cura dei disturbi psichiatrici.

Pauling estese questa applicazione terapeutica anche alle malattie di natura non psichiatrica.

Ortomolecolare significa la giusta molecola, nella giusta dose.

Secondo Pauling la terapia migliore è quella in grado di fornire all’organismo la quantità esatta di elementi nutrizionali.

In modo particolare, Pauling, cercò di dimostrare l’efficacia che poteva avere una corretta assunzione di megadosi di vitamine sia a livello preventivo che curativo. I suoi studi lo portarono ad approfondire gli effetti antiradicalici dell’acido ascorbico (vitamina C) e delle vitamine liposolubili A ed E nella stimolazione del sistema immunitario.

L’uso terapeutico di grandi quantità di vitamine, che viene chiamato «terapia megavitaminica», è il principio cardine della medicina ortomolecolare.

La terapia  ortomolecolare prevede una nutrizione bilanciata e un dosaggio ad hoc di vitamine, minerali dietetici, enzimi, antiossidanti, aminoacidi, acidi grassi essenziali, pro-ormoni, probiotici, fibre dietetiche e acidi grassi. Ed è finalizzata al riequilibrio biochimico  di un individuo. Infatti, secondo la medicina ortomolecolare, una giusta integrazione con sostanze nutrizionali di vera qualità è in grado di rimettere un soggetto in forma e supplire alle sempre più presenti subcarenze.

 E d’obbligo sottolineare che nonostante gli acclamati successi, la medicina ufficiale  non fu mai completamente convinta da queste teorie. Non essendo infatti  disponibile alla ricerca accademica, non fu possibile convalidare in pieno le affermazioni derivanti dalle ricerche svolte dai sostenitori della medicina ortomolecolare.

Verso gli anni ’80 Carl C. Pfeiffer asserì che un giorno la medicina ufficiale avrebbe confermato i postulati dell’ortomolecolare e li avrebbe poi portati avanti come propri. E infatti così è stato. Dopo che le ricerche accademiche sulla nutrizione sono proseguite, si è arrivati a constatare la validità delle intuizioni espresse dall’ortomolecolare. 

Anche se va sottolineato  che anche attualmente la comunità scientifica si divide sulla bontà dell’integrazione alimentare. Portando avanti scuole di pensiero differenti e, spesso, contraddittorie. 

 

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