Esiste il filler migliore?

By 18 luglio 2019La cura del viso

Introduzione

Qual’è il filler a base di acido ialuronico migliore?

Spesso mi viene rivolta questa domanda da parte di voi lettrici. In realtà,  a questa domanda  non è possibile dare  una risposta precisa e puntuale. Esistono case produttrici migliori di altre, perché producono filler di ottima qualità, che poi sono quelle più conosciute e che hanno più studi scientifici sui propri prodotti (Galderma, Teoxane ), ma quale sia il filler migliore in assoluto è impossibile dirlo perché i fattori da prendere in considerazione sono molteplici.

Quindi potremmo eventualmente dire che esiste il filler più indicato per una determinata problematica o tipo di pelle o zona da trattare, ma non si può parlare di  filler migliore in assoluto.

E proprio qualche giorno fa, girovagando su internet,  mi sono imbattuta in un articolo veramente interessante che finalmente fa un pò di chiarezza sulle caratteristiche dei vari filler a base di acido ialuronico e può rappresentare una valida guida, non solo per i medici, ma anche per noi pazienti che attraverso queste informazioni possiamo essere più preparate nel giudicare se il filler che ci viene proposto sia idoneo per un determinato obiettivo.

I filler esaminati nello studio scientifico

E’ ormai  un dato di fatto che  soprattutto in Europa  i filler iniettabili a base di acido ialuronico (HA) stiano inondando il mercato, sfidando i medici estetici a determinare quale sia il prodotto migliore da utilizzare per compensare  la perdita di volume dei tessuti molli del singolo paziente consentendo un ringiovanimento complessivo del volto.

La scelta  su quale prodotto impiegare  in modo tale da garantire risultati ottimali non è così facile. I dati clinici che esaminano le prestazioni dei vari prodotti presenti sul mercato  sono carenti.

Ma a fare chiarezza arriva un lavoro  Rheologic and Physicochemical Properties Used to Differentiate Injectable Hyaluronic Acid Filler Products.di Steven Fagien oculoplastico californiano con esperienza più che ventennale nel campo degli  iniettabili, ed altri colleghi, pubblicato, ad Aprile 2019 su Plastic  Reconstructive Surgery 

Per aiutare gli specialisti a capire come utilizzare al  meglio i filler e capire quali caratteristiche prendere in esame per la loro scelta,  gli autori dell’articolo hanno raccolto misure reologiche (reologia è la scienza che studia lo scorrimento e la deformabilità della materia) e fisico-chimiche di 18 prodotti a base di acido ialuronico che utilizzano  differenti  tecnologie di reticolazione ( vedi art: Profhilo: il bio-rimodellamento della lassità cutanea   e faceboost.org/2018/06/21/gli-insuccessi-in-medicina-estetica-prevedibili/2/ ) a marca 

Le caratteristiche fisico-chimiche dei filler

Per capire quali fossero le prestazione dei diversi prodotti i ricercatori hanno esaminato vari parametri:

  • l’impatto del modulo elastico G’ (g prime), indica la capacità del filler di ritornare alla propria  forma originaria quando sottoposto a forze dinamiche. Un alto G prime caratterizza un gel duro, compatto e robusto,
  • la viscosità (G”), può essere descritta come la forza che lega insieme le particelle dell’acido ialuronico e indica la resistenza del filler alle forze dinamiche,
  • il Tan delta è il rapporto tra G’ e G”,
  • il modulo G*, indica la capacità complessiva del gel  di resistere alle deformazioni,
  • la coesività del gel ,indica la capacita del gel di rimanere integro e di non decomporsi. Finora questo parametro  non ha guadagnato il riconoscimento della comunità scientifica come proprietà appropriata per il confronto tra prodotti a causa della mancanza di una tecnica di misurazione standardizzata, pertanto le opinioni scientifiche riguardo alla sua rilevanza sono in conflitto. Tuttavia, è stato suggerito che i prodotti ad alta coesività consentano una migliore diffusione ed integrazione nel derma una maggiore capacità di sostegno ai tessuti,
  • la concentrazione di acido ialuronico (mg/ml)  presente nel prodotto.

A sx un gel con alto G prime a destra un gel con G prime inferiore

Un altro dato interessante preso in esame, è la tendenza al cosiddetto “swelling factor”  SwF (significato letterale fattore di rigonfiamento)ossia l’attitudine  del gel a richiamare acqua nei tessuti  e descrive quindi  la capacità del gel di espandersi una volta iniettato, mentre assorbe acqua. La misurazione del “swelling factor” è indicativo dello stato di idratazione (saturazione) del gel. Quando vicino alla saturazione  un gel non mostrerà gonfiore apprezzabile dopo l’iniezione. Al di sotto dell’equilibrio (insaturo), un gel assorbirà prontamente l’acqua dal fluido circostante fino a raggiungere l’equilibrio di idratazione. Il “swelling factor” varia a seconda :

  • del prodotto,
  • della concentrazione dell’acido ialuronico,  
  • dei vincoli fisici imposti dalla reticolazione.

In generale, quando  il livello di reticolazione aumenta, G  prime aumenta e il “swelling factor”  diminuisce.

Sebbene il “swelling factor” sia stato erroneamente interpretato come “gonfiore dei tessuti”, a causa della terminologia condivisa, non esistono dati clinici che colleghino i due fenomeni. Inoltre, i fattori che possono contribuire a determinare  il gonfiore dei tessuti possono essere:

  • la tecnica di iniezione,
  • la velocità di iniezione,
  • il piano di iniezione,
  • la qualità del tessuto di un individuo e la sua  propensione al gonfiore.

I parametri presi in esame per stabilire le caratteristiche dei prodotti

Esperienza clinica dei medici

Dal momento che fino ad oggi  mancano dati clinici relativi alle prestazioni dei vari prodotti, accanto alle caratteristiche fisico/chimiche dei prodotti, è stata presa in esame anche l’esperienza pratica degli specialisti  la quale fornisce un prezioso aiuto nel colmare il divario  tra i dati reologici di un prodotto e i risultati effettivi derivanti dall’utilizzo pratico del prodotto stesso.

Infatti, finora, sono stati pubblicati ampi dati in vitro sul profilo reologico e fisico-chimico comparativo di vari prodotti, ma  esistono  solo informazioni limitate su come queste proprietà corrispondono alla performance clinica in vivo dei prodotti stessi. Diventa quindi fondamentale includere l’esperienza clinica in modo tale  da poter collegare le caratteristiche del prodotto all’uso del prodotto.

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