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Lo provo per voi. Carbossiterapia: tutto quello che avreste voluto sapere ma a cui non avete mai trovato risposta

Indice

Carbossiterapia: inclinazione dell’ago e profondità d’infiltrazione, velocità del flusso: alto o basso flusso?, tempo e volume di somministrazione, temperatura


Quali sono i parametri che entrano in gioco nella Carbossiterapia

Ci sono vari parametri che entrano in gioco  nell’esecuzione della carbossiterapia  e di cui  il medico deve tenere conto e modulare a seconda dell’inestetismo da trattare, affinchè il trattamento sia efficace:

  • l’inclinazione dell’ago e quindi la profondità d’infiltrazione,
  • la velocità del flusso (alto e/o basso flusso)
  • la temperatura del gas ,
  • il volume di somministrazione.

L’inclinazione dell’ago e la profondità d’infiltrazione

A seconda della problematica  e della  zona da trattare l’ago deve esser inclinato in modo diverso:

  • inclinazione a 90° (con somministrazione del gas più profonda) indicata:
    • nel trattamento degli accumuli adiposi molto profondi,
    • nella stimolazione del circolo profondo,
    • nei casi di pelle molto spessa,

Inclinazione dell’ago a 90 °

  • inclinazione a 45° (con somministrazione del gas nel sottocute) indicata nel trattamento della
    • cellulite,
    • lassità cutanea quindi per ottenere un effetto biostimolante
    • problematiche circolatorie superficiali,

Inclinazione dell’ago a 45 gradi

  • inclinazione a 30° (con somministrazione a livello dermico) indicata nel trattamento:
    • delle smagliature
    • delle depressioni cutanee,
    • delle cicatrici,
    • di viso, collo e decolletè

Inclinazione dell’ago a 30° subito al di sotto del derma

Velocità del flusso

La velocità del flusso rappresenta  il volume di CO2 erogato nell’unità di tempo ed è il principale parametro da impostare. La velocità del flusso è funzionale agli effetti che vogliamo ottenere e alle caratteristiche dei tessuti che vengono trattati.

Esistono due scuole di pensiero rispetto a questo parametro:

  • i fautori dell’alto flusso,
  • i fautori del basso flusso.

Esiste poi una terza scuola di pensiero,  francamente  minoritaria, che sostiene che tra alto flusso e basso flusso non esiste nessuna differenza. I fautori di questa idea, sostengono che, chi ha capito il meccanismo d’azione della carbossiterapia riesce ad ottenere i medesimi risultati sia con il macchinario che eroga alti flussi che bassi flussi.

E’ opportuno sottolineare che ad oggi, la letteratura scientifica non è arrivata  a dimostrare con studi randomizzati in doppio cieco,  se l’alto flusso comporti effettivamente dei vantaggi rispetto al basso flusso.

La carbossiterapia con alti flussi

Con l’alto flusso è possibile  erogare  150 cc ogni 15 secondi   arrivando a somministrare  una quantità massima di 600 cc erogati in un minuto.

Il macchinario che eroga CO2 ad alto flusso 

La possibilità di utilizzare l’alto flusso risulta molto utile in zone:

  • molto fibrose in cui vi sia necessità di scollare i tessuti (cicatrici retraenti, retrazioni cutanee ecc)
  • che presentino  adiposità localizzata abbondante e in cui sia necessario ottenere un effetto lipoclasico,
  • in cui sia necessario ottenere un determinato effetto vascolare, soprattutto in pazienti che presentano importanti sclerosi o abbondante  tessuto sottocutaneo
  • caratterizzate da lassità cutanea e in cui si desideri un rimodellamento cutaneo. 

Per trattare l’invecchiamento cutaneo e ridurre la lassità cutanea è opportuno somministrare la CO2 adottando un flusso alto, partendo da 80 cc ogni 15 sec per evitare dolore al paziente, fino a creare un enfisema sottocutaneo localizzato in un tempo di somministrazione abbastanza rapido. Si eseguono più inoculi,  in cui gli scollamenti devono essere ridotti. In questo modo si utilizza la carbossiterapia sfruttando l’effetto distensivo della CO2  che scolla i tessuti e promuove la riparazione fibrotica. Si potrebbe in questo modo parlare di un trattamento rimodellante a base di CO2.

Il macchinario che consente l’impiego  della CO2 anche ad alto flusso, di  DTA Medical, consente di modificare l’entità del flusso e la temperatura durante il trattamento (senza spengere e riaccendere il macchinario), consentendo così di agire con modalità differenti, nella stessa zona, a profondità differenti e con direzione del flusso differenti.

Diciamo che quindi l’alto flusso rappresenta un’arma in più per il medico da utilizzare  per modulare  il trattamento solo e quando ve ne sia necessità. Tanto è vero che è possibile alternare all’interno della stessa seduta alti e bassi flussi in base alle

  • problematica
  • alla zona trattata
  • alla distensibilità dei tessuti
  • alla sensibilità del paziente (maggiore è il flusso maggiore è il dolore)
  • al risultato che si desidera ottenere

E’ quindi fondamentale affinchè il trattamento  sia efficace che il medico sia in grado di:

  • eseguire la diagnosi corretta ,
  • modulare  i parametri da applicare per ogni paziente e  per ogni zona,
  • stabilire l’obbiettivo del trattamento.

E’ quindi fondamentale affinchè il trattamento  sia efficace che il medico sia in grado di:

  • eseguire la diagnosi corretta ,
  • modulare  i parametri da applicare per ogni paziente e  per ogni zona,
  • stabilire l’obbiettivo del trattamento.

La carbossiterapia con bassi flussi

I macchinari che non dispongono della tecnologia degli alti flussi sono impostati in modo da erogare  il flusso controllato di 150/180 cc al minuto.

I fautori del basso flusso sostengono che l’alto flusso non sia necessario per ottenere risultati  e che anzi questa modalità  potrebbe comportare eccessivo scollamento dei tessuti con conseguente lassità cutanea.

Utilizzando la  carbossiterapia a basso flusso, anche detta mesocarbossiterapia si somministra una quantità di gas variabile da 5 a 15 cc al secondo a seconda della sede e della patologia da trattare:

  • per via sottocutanea e intradermica,
  • attraverso multiple microiniezioni.

Sicuramente adottare una terapia a basso flusso è importante

  • nella terapia della cellulite,
  • nelle patologie di tipo circolatorio.

E anche i fautori dell’alto flusso,  nonostante abbiano a disposizione un macchinario che eroga alti flussi, consigliano di adottare un basso flusso nel caso in cui venga trattata:

  • la zona perioculare e tutto il viso in generale ,
  • tessuti scarsamente distendibili come quelli delle mani,
  • aree che presentino ulcere o psoriasi,
  • problematiche di natura vascolare superficiali come l’insufficienza venosa  o la fragilità capillare.

Secondo il prof  Vincenzo Varlaro  nel caso di patologie di tipo circolatorio è opportuno   adottare un flusso basso pari a 30-50 cc al minuto, quindi molto lento effettuando la somministrazione di 600 ml di CO2 medicale per emilato per un totale complessivo di 1200 ml per trattamento.  Alcuni autori   utilizzano   anche   1000   ml   di   CO2 medicale   per   emilato   per   un   totale complessivo di 2000 ml per trattamento.

E’ importante osservare che maggiore è il tempo di esposizione del microcircolo alla CO2, migliore è l’effetto riabilitativo sulle arteriole e sulle metarteriole.

Nei primi minuti, quando il gas cerca di farsi strada per via sottocutanea si avverte una dolenzia che risulta, comunque, ben tollerata nel 99% dei casi. Superata la prima fase, la somministrazione avviene senza grandi disagi.

L’ago viene fissato a livello sottotrocanterico e lasciato in posizione per circa mezz’ora. Solitamente si esegue una sola insufflazione per emilato, sufficiente affinché il gas diffonda in tutto l’organismo.

L’ago fissato a livello sottotrocanterico per le patologie circolatorie 

E la cellulite come si tratta? Alto o basso flusso?

Secondo il  dott Domenico Amuso, fautore dei bassi flussi, il protocollo più efficace per trattare la cellulite descritto nel suo libro, “Cellulite, l’alzheimer della pelle consiste in:

  • 1/2 sedute alla settimana,
  • impiego di aghi 30g/13 mm,
  • flusso terapeutico 80 CC al minuto per i primi tre trattamenti, 100 CC al minuto per i trattamenti successivi
  • inclinazione dell’ago 45°
  • quantità di gas da somministrare per sessione 50/80 CC per zona
  • tempo di somministrazione 5 min
  • temperatura del gas 41°
  • numero di sedute per ciclo 12/15

Nel suo libro il dott Amuso sostiene che la “letteratura scientifica ha dimostrato che non e’ la quantità del gas a fare terapia ma la presenza dello stesso nei tessuti”.Ecco perchè secondo lui non ha senso parlare di alto flusso.

Secondo i sostenitori dell’alto flusso (Cesare Brandi: La carbossiterapia: manuale pratico con indicazioni cliniche e protocolli)  questa innovativa  tecnologia consentirebbe di trattare tutti i tipi di cellulite anche quelli in cui vi sia presenza di aree di sclerosi con macro e micro noduli nel sottocute. In questi casi infatti, il flusso maggiore, consente di:

  • raggiungere più facilmente il piano sotto muscolare incrementando l’effetto sul microcircolo,
  • avere una maggiore azione di scollamento della cute dal sottocute,
  • agire direttamente sulle aree retratte  dovute ai setti fibrotici (pelle  buccia d’arancia),
  • amplificare l’azione lipoclasica diretta.

Per concludere: alti o bassi flussi?

La scelta tra alto e basso flusso dipende quindi:

  • dalla zona da trattare,
  • dall’inestetismo della paziente,
  • dalla tipologia di tessuto,
  • dai risultati che si vogliono ottenere.

E’ opportuno sottolineare che l’utilizzo degli alti flussi nelle patologie e negli inestetismi elencati, consente di ottenere  un risultato, se pur ottenibile anche con i bassi flussi: 

  • in tempi più brevi,
  • in modo più efficace.

In ogni  caso anche il Prof Cesare Brandi, fautore dell’alto flusso, nel suo libro “La carbossiterpia: manuale pratico con indicazioni cliniche e protocolli“, consiglia, sempre di partire nelle prime sedute di trattamento, con bassi flussi, in tutte le patologie ed inestetismi anche quelle in cui è indicato, successivamente, l’alto flusso.

Potremmo quindi concludere  che  non esiste una tecnica corretta e una errata, ma quella più corretta per quel determinato inestetismo e per quella determinata zona. E che è fondamentale l’esperienza clinica dell’operatore che, conoscendo il razionale scientifico della metodica, capisce come orientarsi e come utilizzare la Carbossiterapia per ottenere il miglior risultato.

E’ importante far notare che ad oggi, la letteratura scientifica non è arrivata  a dimostrare con studi randomizzati in doppio cieco,  se l’alto flusso comporti effettivamente dei vantaggi rispetto al basso flusso e quando sia più opportuno utilizzare una tecnologia piuttosto che un’altra.

Tempo e volume di somministrazione

Il tempo e il volume di somministrazione sono parametri secondari, interdipendenti, in alcune apparecchiature si impostano automaticamente in funzione degli altri parametri.

Temperatura

Solitamente è da impostare manualmente. Il valore dipende dalla zona da trattare e dalla temperatura esterna. In ogni caso utilizzando la carbossiterapia ad una temperatura tra i 36 e i 42 gradi, si riduce la dolorabilità del trattamento.

Il parametro della temperatura in un macchinario che eroga alti flussi

I parametri in un  macchinario che eroga CO2 a basso flusso.

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