Le mie considerazioni sul trattamento laser per la rimozione dei tatuaggi
In una relazione “Hyperpigmentations and tattoos” presentata dal dott. Bonan ad un congresso a Ginevra lo scorso Settembre, si osserva che negli Usa più di dieci milioni di persone sono tatuate. Ebbene, un terzo di queste, i cosiddetti “pentiti”, desiderano la rimozione del tatuaggio.
Anche in Italia i tatuaggi sono talmente diffusi che dal 2016 hanno fatto il loro ingresso nel paniere Istat. Si stima che circa 7 milioni di persone, il 12,8% della popolazione, si siano tatuate almeno una volta nella vita. E tra di loro ben il 17,2% ha dichiarato di voler rimuovere il proprio tatuaggio e di questi il 4,3% lo ha già fatto.
Questo “pentimento” crea chiaramente un mercato enorme e milionario.
Lasciando perdere tutte le considerazioni inerenti al gusto estetico sui tatuaggi e sulla probabile dannosità di questi per il nostro organismo e pur ritenendo che ognuno con il proprio corpo possa fare cosa più gli piace (sono profondamente liberale e credo fermamente nell’autodeterminazione di ognuno), mi sembra che il ripensamento, o come si dice il pentimento, nel caso in questione, possa porre dei problemi.
Soprattutto mi sembra di poter dire che il trattamento per eliminare un tatuaggio sia:
- costoso,
- doloroso,
- non sempre possibile,
- richieda tempi lunghissimi,
- non sempre consenta risultati eccellenti.
La morale quindi è: pensateci bene prima di farvi tatuare ed eventualmente, se proprio morite dalla voglia di avere un tatuaggio, fate in modo che questo non sia gigantesco e che sia posizionato in zone non troppo visibili.
Quindi niente decisioni affrettate. La fretta è sempre cattiva consigliera, ma in questo caso, ancor di più.



