La Zoom Dismorfia spinge al “ritocchino”. E il settore della medicina estetica vola

By 17 Maggio 2021Senza categoria

In un articolo pubblicato a Maggio  2018 Il ritocchino  ai tempi del selfie vi avevo raccontato che i trattamenti di medicina estetica erano e sono tuttora sono in continuo aumento, soprattutto tra i millennials

Il motivo per cui i giovani  ricorrono sempre più spesso  alla medicina estetica  è quello di apparire più belli sui social e di conseguenza catturare più like. 

  

Nell’articolo, che riassumo qui di seguito, vi avevo raccontato che  secondo un’indagine del 2017, condotta dall’American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery, più della metà dei chirurghi plastici intervistati,  aveva dichiarato che la maggior parte dei propri pazienti sente l’esigenza di un ritocco in quanto insoddisfatta della  propria immagine postata sui social network.

Un sondaggio effettuato dalla Sicpre (Società italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica),  www.sicpre.it , indicava che i pazienti che si rivolgono al chirurgo plastico in seguito all’insoddisfazione causata dai propri selfie, sono per:

  • l’83% donne,
  • il 17% uomini.

Gli aspetti da sottolineare in questa ricerca, oltre alla giovanissima età dei pazienti, erano, secondo quanto dichiarato da più medici, che i pazienti: 

  • non partono dall’analisi reale della loro immagine, ma dall’analisi di un autoscatto, quindi da un elemento virtuale che peraltro non riproduce la realtà in modo totalmente oggettivo, 
  • non si riferiscono a modelli estetici esterni. Infatti, se negli anni passati era molto più usuale che i pazienti mostrassero foto di attrici e modelle, oggi invece sembrerebbe prevalere  la tendenza a partire dalla immagine di  sé stessi, migliorata attraverso i filtri di Instagram.

Proprio per cercare di arginare questa deriva, definita in USA un problema di salute pubblica, il chirurgo Paskhover, in collaborazione con un team di informatici guidati da Ohad Fried, ricercatore presso il dipartimento di Computer Science della Stanford University, aveva creato un modello matematico ideale di un volto maschile e di uno femminile, mediante il quale  è riuscito a calcolare la distorsione del viso creata da foto scattate a distanza ravvicinata.  Il suo intento è quello di far capire ai giovani che “quando si fanno selfie, in sostanza si stanno guardando in uno specchio come quelli che si trovano nelle case dell’orrore dei parchi di divertimento“.

Il modello Rutgers-Stanford, pubblicato su JAMA Facial Plastic Surgery, Nasal Distortion in Short-Distance Photographs: The Selfie Effect., a Marzo 2018, mostra che se la fotocamera è a soli 30 cm di distanza dal viso, la distanza media di un selfie, il  naso sarà, del 30% più largo se si tratta di un uomo, e del 29%, nel caso di una donna. La punta del naso apparirà del 7% più grande, rispetto al resto del naso, di quanto non sia in realtà.

La pandemia, lo Smart Working  e la ZOOM Dysmorphia

Ebbene a questo fenomeno, già abbastanza preoccupante, se ne è aggiunto attualmente un altro, determinato dai  cambiamenti sostanziali che la pandemia ha apportato nelle  nostre abitudini di vita, nei  nostri comportamenti nel nostro modo di essere e di rapportarci con gli altri e anche con noi stessi.

A seguito della pandemia, i cambiamenti più  evidenti sono avvenuti  nel modo di lavorare. La nostra società è passata rapidamente ad una modalità di  lavoro “in presenza”  ad una modalità “a distanza”. Inoltre è cambiato radicalmente anche il nostro modo di socializzare e, per mantenerci in contatto con gli altri  ed evitare l’isolamento, abbiamo sempre più utilizzato il sistema della   “videochiamata”.

Niente più rapporti  diretti, ma solo un continuo e sempre più intimo legame con lo schermo del nostro computer o del nostro telefono.

Zoom una delle piattaforme più utilizzate per le riunioni on line stima che i partecipanti alle videoconferenze  siano cresciuti da quasi 10 milioni nel dicembre 2019 a oltre 300 milioni nell’aprile 2020.

L’aumentare della dipendenza da computer e da  telefono, sembra, secondo i dati emersi da un’indagine condotta negli usa dall’American Academy of Dermatology,  aver comportato un impatto significativo su moltissimi pazienti i quali, osservando  continuamente la propria immagine riflessa in uno schermo  hanno espresso auto-percezioni negative sul proprio aspetto.

Le persone, di fatto, costrette a confrontarsi con la propria immagine in video a volte per ore e ore ogni giorno, notano difetti  mai osservati prima e sono turbati da come la loro immagine può apparire agli altri.

In conseguenza a questo fenomeno definito negli USA Zoom Dysmorphia, i dermatologi negli USA hanno registrato un’impennata delle richieste di trattamento da parte di pazienti che, da quanto dichiarato, desiderano risolvere inestetismi che  hanno iniziato a notare solo osservandosi attraverso uno  schermo e mai avevano osservato prima attraverso lo specchio.

La Zoom dysmorphia  è definita come una percezione negativa alterata o distorta dell’immagine del proprio corpo trasmessa da una telecamera di  un computer o di un telefono e causata dal trascorre troppo tempo di fronte a questi device.

I ricercatori hanno inoltre  cercato  di porre l’accento sul fatto che  la percezione che le persone hanno della loro immagine attraverso uno schermo è distorta, così come sottolineato a proposito dei selfie, a causa delle proprietà intrinseche della tecnologia utilizzata, sottolinenando che  le fotocamere frontali utilizzate nei vari device, possono cambiare  le proporzioni del viso, peggiorando la percezione del proprio aspetto.

 

Foto A: Il viso  quando la fotografia viene scattata a 31 cm . FotoB: il viso quando la fotografia viene scattata a 1,5 metri. C: Modello derivato della testa e del viso utilizzato per calcolare l’estensione della distorsione. Per il modello derivato, la linea tra A e B rappresenta l’ampiezza bizigomatica; la linea tra C e O, asse della telecamera; D, D ′, E ed E ′ sono punti di riferimento senza nome; la linea tra J e K, larghezza del naso; la linea tra O e N, lunghezza della testa dimezzata; la linea tra N e Z, protrusione del naso; la linea tra R e S, distanza intercrurale. Courtesy of https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29494735

In un articolo,  Zooming into cosmetic procedures during the COVID-19 pandemic: The provider’s perspective pubblicato a Gennaio 2021 su International Journal of Women’s Dermatology da alcuni dermatologi del Massachusetts General Hospital di Boston capeggiati dalla dermatologa  Shauna M.Rice,   si è cercato di indagare il fenomeno  attraverso un questionario, inviato a 134 dermatologi, per capire se, nella loro pratica clinica avessero registrato un aumento delle richieste di trattamento e quale fosse la  motivazione dei pazienti.

I risultati del  hanno rilevato che: 

  • oltre il 50% dei dermatologi ha segnalato un aumento delle consultazioni per trattamenti di medicina estetica, nonostante si fosse nel bel mezzo di una pandemia, 
  • l’86% delle richieste di trattamento era motivata da una percezione negativa della propria immagine  trasmessa da una telecamera durante una video conferenza.

Il cambiamento nei consulti di medicina estetica  rispetto ai tempi pre-pandemici.

Inoltre un recente sondaggio effettuato presso un pubblico più ampio, ha messo in evidenza che il 40% degli intervistati ha dichiarato che, pur non essendosi mai  sottoposto a trattamenti estetici di alcun tipo, aveva in previsione  di eseguirne in un immediato prossimo futuro, in quanto preoccupato del proprio aspetto, percepito, durante le riunioni su piattaforme digitali, come non adeguato.

I medici consultati hanno riferito che i pazienti notano in particolare alcuni inestetismi quali:

  • le  rughe della parte superiore del viso (fronte e occhi) nel  77% dei  casi ,
  • le occhiaie nel  64,4% ,
  • le macchie del viso nel  53% , 
  • il cedimento del collo, nel 50%.

Conseguentemente dall’inizio della pandemia le procedure cosmetiche più richieste sono state:

  • la tossina botulinica  (94%),
  • Filler  (82,3%), 
  • trattamenti laser selezionati (65,4%) .

Inoltre l’82,7% dei medici  ha potuto constatare che  i propri pazienti, rispetto al periodo antecedente alla pandemia, sono significativamente più insoddisfatti del proprio aspetto e da quando hanno iniziato ad utilizzare la tecnologia per lavorare  o per mantenere  attivi i rapporti umani e sociali.

 

Vari studi (Shome et al., 2020, Woods e Scott, 2016 ) hanno messo in evidenza  che i soggetti, sopratutto giovani, con livelli più elevati di coinvolgimento sui social media, hanno livelli più elevati di insoddisfazione corporea e depressione.

Uno studio ha infatti  dimostrato che quando viene chiesto ad alcuni soggetti di pubblicare foto sui social media, nella maggior parte di loro si registra una diminuzione della fiducia in se stessi e aumenta il desiderio di sottoporsi a interventi di chirurgia estetica.

Sebbene Zoom non possa essere considerato un social media, è importante che chi utilizza questa tipologia di piattaforme, sia consapevole dei vantaggi, ma anche dei limiti della tecnologia.  La telecamera così ravvicinata ingigantisce e distorce  certi difetti, facendo sì  che una persona noti alcuni inestetismi  sui quali non aveva mai posto l’attenzione davanti ad uno specchio. Inoltre, in molte piattaforme, la propria immagine  viene visualizzata a fianco di  altri partecipanti alla riunione, comportando un facile confronto e auto-giudizio.

E’ evidente che Zoom, sebbene sia uno strumento molto utile, ha introdotto molte  persone in un ambiente virtuale sconosciuto. Questa maggiore autoesposizione e l’immagine distorta degli schermi dei device può portare i pazienti a sviluppare o aggravare i sintomi da disturbo da dismorfismo corporeo  (BDD body dysmorphic disorder), con la tendenza ad amplificare le  preoccupazioni relative a difetti fisici, reali o immaginari e a causare danni funzionali.

Ed è opportuno sottolineare che, al di là della Zoom Dismorfia provocata dalla pandemia, da uno studio del 2016 , è emerso che circa il 9% -14% dei pazienti che frequentano gli ambulatori di medicina estetica  presenta diagnosi di BDD e, nell’ambito della chirurgia estetica, si ritiene che la percentuale sia ancora più alta.

Tra l’altro, coloro i quali sono affetti da dismorfofobia, pur essendo alla  continua ricerca di  procedure e trattamenti finalizzati a migliorare il proprio  aspetto percepito come inadeguato,  raramente sono soddisfatti dei risultati, finendo in un ciclo di auto-insoddisfazione.

Shadi Kourosh,  professoressa di dermatologia presso la Harvard Medical School di Boston,  autrice di un articolo A Pandemic of Dysmorphia: “Zooming” into the Perception of Our Appearance. pubblicato su Facial Plastic Surgery & Aesthetic Medicine  a Novembre 2020,  fornisce alcuni suggerimenti utili per aiutare a combattere la “dismorfia da zoom”:

  • cambiare la tecnologia: potrebbe essere utile l’utilizzo di una fotocamera esterna ad alta risoluzione per video di qualità ed una luce ad anello che illumini il volto ed elimini le ombre ,
  • regolare la fotocamera posizionando lo schermo a una distanza maggiore dal  viso e la fotocamera all’altezza degli occhi per ridurre al minimo la distorsione  dell’immagine,
  • ridurre la quantità di tempo trascorso di fronte alla fotocamera, disattivando il video durante le chiamate quando è possibile ,
  • limitare l’uso dei social media. Poiché infatti  il photoshop è altamente diffuso sui social media, è controproducente confrontare la propria immagine distorta dalle fotocamere frontali, con le foto modificate pubblicate sui vari social.

Le mie conclusioni

Due/tre volte alla settimana, come ben sapete, organizzo dirette sui social (facebook e Instagram) e quindi vedo molto spesso la mia immagine riflessa nello schermo si del telefono che del computer. Effettivamente mi capita a volta  di non piacermi. Ma capita anche che mi veda meglio di come sono in realtà.

Dipende dalle luci, dal trucco (mai una volta che riesca a truccarmi nello stesso identico modo), da come riesco ad acconciarmi i capelli (anche in quello sono una frana) da come mi sento dentro. E che le serate non sono tutte uguali ve lo dimostro con il confronto delle immagini di due dirette.

E quando mi  scrivete facendomi i complimenti, peraltro sempre graditi, per come stavo bene in quella foto o in quel video, tengo sempre a sottolineare a tutte voi che  SONO SOLO FOTO O IMMAGINI, filtrate da una telecamera che non rappresentano la realtà. Credo che se qualcuno mi incontrasse per strada potrebbe vedermi diversa da come appaio attraverso uno schermo. Ma sinceramente non mi interessa e non mi preoccupo.  Sono consapevole dei miei pregi e dei miei difetti  e certamente non mi rivolgo al medico estetico per migliorarmi, solo perchè non mi piace la mia immagine riflessa nello schermo di un device. Conosco le potenzialità e i limiti della tecnologia e so perfettamente  che a volte dà e a volte toglie.

Quello che invece mi preoccupa seriamente, sono le ragazze giovani che oltre ad essere essere influenzate da tutto quello che passa attraverso i social, potrebbero avere un’idea distorta  della propria immagine che in questo lungo anno hanno osservato continuamente riflessa in uno schermo essendo costrette  ad esempio alla didattica a distanza. Sono loro che vanno tutelate. E a cui il medico deve prestare una particolare attenzione.

Credo infatti che la comunità medica in generale e  i medici estetici in particolare dovrebbero essere consapevoli di questa tendenza ed essere pronti ad affrontare la Zoom Dismorfia,  cercando sempre di  indagare e valutare  la motivazione che spinge il paziente  a richiedere un trattamento di tipo estetico e, laddove non ravvisano nessun inestetismo da correggere, bensì problematiche  di dispercezione corporea, dovrebbe rifiutare il trattamento e  indurre il/la paziente a cercare un supporto di ordine psicologico per evitare di alimentare un circolo vizioso di insoddisfazione.

Prima di tutto il medico estetico è un MEDICO e dovrebbe ricordarsi che nella sua professione è fondamentale PRIMUM NON NOCERE.

Non sempre è facile, ne sono consapevole. Il medico estetico e il chirurgo spesso non hanno capacità di analisi psicologica. Talvolta non hanno nè voglia, nè tempo  (soprattutto in questo periodo in cui il lavoro è aumentato a dismisura anche a causa della Zoom Dismorfia) da dedicare per un confronto franco e sincero su quelle che sono le aspettative, le richieste e  le motivazioni del paziente.

Ecco perchè è  importantissimo rivolgersi a professionisti, non solo esperti e seri, ma che mostrano anche buone capacità empatiche e di ascolto.

Ieri, ad esempio, ho letto questo post su Facebook, diffuso dalla AICPE (Associazione Italiana Di Chirurgia Plastica Estetica).

L’ho trovato aberrante, fuorviante  e semplicistico. Ed  ho risposto in questo modo:

“Dipende dal disagio psicologico. Ci sono donne o uomini che non si piacciono neppure dopo milioni di interventi chirurgici. Sarebbe compito di un medico coscienzioso indagare e valutare, prima di sottoporre un paziente ad un intervento di qualunque tipo. Chirurgico o meno. La chirurgia non è la soluzione a tutti i problemi. Magari lo fosse…. ”

Se andiamo avanti di questo passo, con messaggi di questo tipo, altro che Zoom Dismorfia…. e disagi vari. Quindi ribadisco, attenzione alla scelta del medico .

Perchè mi dispiace dirlo, ma alcuni professionisti (per fortuna la maggior parte  sono seri ed onesti) pur di soddisfare il paziente (e intascare denaro) sono disposti anche ad impiantare il terzo occhio.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.

BIBLIOGRAFIA

A Pandemic of Dysmorphia: “Zooming” into the Perception of Our Appearance.Rice SM, Graber E, Kourosh AS.Facial Plast Surg Aesthet Med. 2020 Nov/Dec

#Sleepyteens: Social media use in adolescence is associated with poor sleep quality, anxiety, depression and low self-esteem.Woods HC, Scott H.J Adolesc. 2016 Aug;

Selfies-Living in the Era of Filtered Photographs.Rajanala S, Maymone MBC, Vashi NA.JAMA Facial Plast Surg. 2018 Dec

Does taking selfies lead to increased desire to undergo cosmetic surgery.Shome D, Vadera S, Male SR, Kapoor R.J Cosmet Dermatol. 2020 Aug

Join the discussion 11 Comments

  • aurelia ha detto:

    Penso che i medici che accettano di assecondare qualsiasi richiesta, anche di ragazze giovani, che non hanno bisogno di nessun intervento, siano davvero tanti. Medici avidi e venali, che pensano solo al proprio interesse e mai al paziente che, nella maggior parte dei casi non ha bisogno di interventi estetici ma di un bravo psicologo. Quando ho compiuto 40 anni, in un momento di estrema fragilità causata da un grande dispiacere, ho cominciato a vedere allo specchio un’immagine di me distorta e che non mi piaceva per niente. Allora mi sono rivolta ad un chirurgo perchè volevo fare il lifting chirurgico ma lui si è rifiutato dicendomi che non ne avevo bisogno. Questi sono i professionisti seri: quelli che dicono la verità, che non pensano ai propri interessi e che, prima di qualunque intervento, ti insegnano a volerti bene, così come sei.

    • Faceboost ha detto:

      Aurelia, per fortuna esistono questi professionisti. Perchè a volte veramente noi andiamo salvate da noi stesse. Ed è fondamentale trovare persone serie e oneste che sappiano dire di no.

  • Ivana ha detto:

    Buongiorno Michela,
    posso dirti che questo e’ uno dei tuoi articoli piu’ belli?
    Hai posto l’attenzione su un grosso problema, che e’ nato negli ultimi anni e che se non viene ben analizzato potra’ portare davvero dei danni alle nuove generazioni (secondo il mio modesto parere). Speriamo che i professionisti della medicina e chirurgia estetica vengano formati anche da un punto di vista psicologico oltreche’ etico. E’ vero che ognuno ha il diritto di scegliersi l’immagine che vuole, ma qua si sta perdendo l’autenticita’. Essere piu’ carine non significa essere tutte uguali. Questa cosa e’ proprio triste. Quel post dell’AICPE poi, e’ agghiacciante.
    Grazie per contribuire a questa riflessione, hai dato un messaggio molto forte.

    • Faceboost ha detto:

      Grazie cara dei complimenti. Questo articolo mi e’ venuto dal cuore. Vedo troppa superficialità e il rischio di cadere nelle mani sbagliate di medici senza scrupoli e’ davvero troppo alto. Con le relative conseguenze .

  • Bianca ha detto:

    sono d’accordo con te!
    Il chirurgo plastico, il medico estetico deve curare un disagio psicologico?!! Non lo può fare nemmeno lo psicologo/psichiatra: ti indicano un percorso, non è detto che riescano a curarti…
    Hai fatto bene a parlare di DAD: i ragazzi si rifiutano di farsi vedere in telecamera…nonostante i molteplici richiami!
    Io stessa mi vedo diversa in telecamera per cui mi trucco molto, non mi sono mai mostrata senza trucco… Però lì mi fermo, non ho mai pensato di cambiare qualcosa di me dall’avvento delle dirette…

    • Faceboost ha detto:

      Bianca il medico estetico non cura il disagio, ma deve essere in grado di dire di no, laddove ravveda ossessioni.

  • Alessia ha detto:

    Buongiorno, seguo il suo blog da tempo perché interessata soprattutto alle novità in campo dermatologico visto che ho problemi di pelle e per questo la ringrazio. Allo stesso tempo però, scorrendo i vari post, ho notato da tempo una sorta di “accanimento estetico” che io percepisco (forse sbagliando) come un andare oltre la voglia di migliorarsi proprio per il continuo sottoporsi a tantissimi trattamenti da parte della stessa persona. Io penso che il problema non sia Zoom (che può avere magari in parte accelerato il processo), ma che sia un problema reale e concreto di accettazione di se stessi dietro una telecamera così come in presenza.
    Trovo infatti che dietro le parole “vorrei migliorarmi, prendermi cura di me stessa..:” ci sia il rischio di farsi prendere la mano e vedere inestetismi che in realtà non esistono o sono minimi, questa è la mia percezione sul web e tra le persone vicine a me. Stabilire il confine tra prendersi cura di se stesso e l’eccesso patologico non è assolutamente semplice e certamente non compete a me. Volevo semplicemente riportare una mia riflessione perché penso che il problema non sia solo e tanto di Zoom o dei giovani ma sia un problema ben più radicato e che colpisce in primis donne/uomini adulti maturi e consapevoli che sono alla ricerca di un modello di perfezione che non c’è.

    • Faceboost ha detto:

      Sono assolutamente d’accordo. Non ho capito se si sta riferendo a me quando parla di “accanimento estetico”. Le dico solo che per quanto riguarda me eseguo SOLO quei trattamenti che i medici ritengono indicati. Che, se ci fà caso, sono per la maggior parte trattamenti finalizzati al miglioramento della pelle e della texture cutanea. Eseguo peeling, massaggi e tante biorivitalizzazioni, che servono per mantenere una buona qualità della cute. Raramente eseguo filler o trattamenti che modificano i volumi. Tra l’altro eseguo i trattamenti distanziati nel tempo (anche se voi poi sul blog voi li vedete pubblicati in modo da rispettare un piano editoriale che abbia un senso) rispettando le tempistiche di rigenerazione necessarie. E da parte mia c’è sempre una grande attenzione ad evitare l’accanimento che poi si trasforma in ossessione, che, come tutte le ossessioni, è sinonimo di malattia. Infatti non mi pare di essermi trasformata in una caricatura o avere un aspetto ridicolo. Perchè faccio molta attenzione a non esagerare . Tra l’altro sono molto sensibile a questo argomento che purtroppo, è molto comune, soprattutto tre le ragazzine (insisto su questo) e che poi porta alla dispercezione dell’immagine corporea e conduco delle dirette sui social mensilmente con una psicologa . Ci venga a seguire. Sono molto interessanti. Voglio anche aggiungere che l’accettazione non significa rassegnazione. Continuerò a cercare di mantenermi in forma con tutti gli strumenti che la scienza e la tecnologia ci mette a disposizione, selezionando in modo adeguato e seguendo in primis uno stile di vita sano che è fondamentale . Per trasmettere l’importanza della cura e dell’amore verso noi stesse. E per spingere tutte le donne a volersi bene sotto ogni punto di vista e a non dire tanto ormai. Senza ossessioni, accettandoci ma non rassegnandoci E se non mi accettassi e fossi alla ricerca della perfezione ( che poi non si sa bene cosa voglia dire) non mi sarei messa in gioco come sto facendo

    • Bianca ha detto:

      il problema che affligge tutte sono i troppi medici like business…

  • Alessia ha detto:

    Grazie per avermi risposto. Lei , se questo la fa stare bene, è ovviamente liberissima di fare tutti i trattamenti e gli interventi che desidera e senza giustificazione alcuna, ci mancherebbe.
    E come le ho già scritto apprezzo il suo blog per quanto riguarda l’aspetto divulgativo e l’invito a condurre una vita sana.
    Quello su cui non mi trovo d’accordo, è il contenuto di questo post. Ribadisco che sulla base della mia esperienza, vedo che sono molto di più le donne “mature” che faticano ad accettare il tempo che passa e si sottopongono comunque a molti trattamenti (come evinco anche sfogliando questo blog). Io in questo ci vedo un accanimento, ma ovviamente rimane un mio pensiero!
    Quindi leggere in questo post che le ragazzine dovrebbero accertarsi di più e che Zoom ha amplificato il problema (cosa sicuramente vera), l’ho trovato un po’ stridente rispetto al fatto che questo è un blog dove la stessa persona si sottopone a tanti trattamenti per tanti intestetismi diversi (dalle macchie alle rughe, alle adiposità localizzate, alla tonificazione, al ringiovanimento del décolleté, ai capillari in evidenza…).
    Lei mi ha risposto che tutto ciò è semplicemente nell’ottica di migliorarsi, a me trasmette il messaggio di una lotta serrata alla correzione di ogni inestetismo anche minino; ma evidentemente è una questione di punti di vista!
    Con questo chiudo la mia riflessione, certa che ne abbia colto il senso e che abbia colto che non ho nulla contro di lei ma che è un semplice confronto di idee.

    • Faceboost ha detto:

      Carissima Alessia. Ci mancherebbe che mi giustificassi. Io non giudico nessuno, ma neppure voglio essere giudicata, anche se sinceramente mi interessa poco. Non so se ha letto l’intervista che è uscita su Vanity Fair. Lì c’è l’essenza del mio pensiero. Se avessi temuto il giudizio altrui (come il suo), non avrei creato questo blog. Sinceramente non ho capito dove lei ha letto che sono le ragazzine quelle che più di ogni altre si sottopongono a tanti, troppi trattamenti. Io ho scritto “Quello che invece mi preoccupa seriamente, sono le ragazze giovani che oltre ad essere essere influenzate da tutto quello che passa attraverso i social, potrebbero avere un’idea distorta  della propria immagine che in questo lungo anno hanno osservato continuamente riflessa in uno schermo essendo costrette  ad esempio alla didattica a distanza. Sono loro che vanno tutelate. E a cui il medico deve prestare una particolare attenzione.” Cioè il mio è un invito alla comunità medica a prestare attenzione alle richieste delle più giovani e alle loro motivazioni, che spesso non hanno strumenti neppure per giudicare la capacità del medico e si fanno abbindolare. Insomma credo che una donna sia più consapevole delle proprie scelte. Poi ovvio che gli eccessi esistono (e se ne vedono parecchi) . Ma anche in quel caso dovrebbe essere il medico a saper dire di NO ed indirizzare la paziente ad un altro specialista. Ovvio che siamo qui a confrontarci. Sennò il blog perderebbe la propria essenza

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