Focus su ialuronidasi, l’enzima che degrada l’acido ialuronico: interviene il dottor Marco Papagni

Introduzione

All’ultimo congresso Agorà (https://www.societamedicinaestetica.it/it/ ) che si è tenuto a Milano lo scorso ottobre, ho assistito ad una relazione  molto interessante tutta incentrata sulla ialuronidasi, un enzima in grado di degradare l’acido ialuronico, presentata dal dottor Marco Papagni, medico estetico (https://www.centroclinicoagora.it/marco-papagni-medico-milano Instagram dr.marcopapagni), il quale molto gentilmente mi ha concesso la possibilità di  mettere on line il suo intervento.

Il dott. Marco Papagni

Il motivo del mio interesse è dovuto al fatto che l’uso di questa molecola, utile per la gestione dei danni da filler, purtroppo piuttosto  frequenti, visto il loro utilizzo sempre più massiccio (secondo l’American Society of Plastic Surgeons, la richiesta di procedure con filler è aumentata dal 2000 ad oggi del 200 per cento. E, proporzionalmente, sono aumentati gli effetti avversi) è diventato  fondamentale in medicina estetica.

Ma attorno alla ialuronidasi non c’è ancora un’informazione corretta e puntuale. Siete tantissime infatti a scrivermi e chiedermi,  di fronte ad una complicanza da filler o ad un risultato insoddisfacente, che fare. Ialuronidasi sì o no? Inoltre, spesso, anche  nei casi in cui si decida di farne uso, i risultati sono insoddisfacenti. Molte di voi (e tra queste ci sono anche io) mi raccontano di avere  avuto “disavventure” conseguenti all’utilizzo di questa molecola: o ne hanno  fatto uso, ma  senza ottenere risultati (lo ialuronico se ne sta sempre lì e non accenna a volersi riassorbire) o al contrario  hanno riscontrato, conseguentemente all’infiltrazione,  problematiche (avvallamenti o depressioni) che si sono sostituite a quelle per le quali  l’utilizzo della ialuronidasi si era reso necessario.

Tra l’altro un evento analogo  è accaduto anche a me anni fa,  come vi ho raccontato nell’articolo I fillers

Si tratta di un’episodio che mi ha fatto capire che la ialuronidasi è una sostanza delicata, che deve essere utilizzata da mani esperte, per evitare appunto di recare un’inestetismo o un’imperfezione più evidente  di quella che  l’acido ialuronico mal gestito aveva creato.

E proprio per ovviare a questo problema, attualmente in Italia,  stanno sorgendo vari centri specializzati proprio in Danni da filler. Uno di questi è stato da poco istituito pressopresso il centro clinico e formativo della Scuola di Medicina Estetica Agorà a Milano ed è gestito  dal  dott. Maurizio Cavallini e dal dott. Papagni  affiancati da esperti ecografisti, figure indispensabili (capirete dopo perchè) per comprendere quale sia il modo più efficace per gestire  queste problematiche.

Ma entriamo nel vivo della questione e cerchiamo di capire che cosa ho potuto scoprire dalla relazione del dottor Papagni. 

Che cosa è la ialuronidasi

La  ialuronidasi é un enzima in grado di degradare l’acido ialuronico  reticolato o cross-linkato, in pratica il suo antidoto naturale, che viene iniettata con un ago piccolo e corto accelerando  la degradazione dell’acido ialuronico di sintesi. 

Che cosa s’intende per acido ialuronico cross-linkato

I fillers crosslinkati riassorbibili  vengono modificati in laboratorio tramite tecniche biotecnologiche, in modo tale  che l’acido ialuronico non venga  degradato e riassorbito velocemente dall’organismo.

Per farlo durare più a lungo, si crea quindi un acido ialuronico modificato (chiamato “cross-linked” o reticolato), non presente in natura, con  molecole così legate tra loro da formare un blocco compatto. Questa procedura rende l’acido ialuronico più viscoso e duraturo, e la ialuronidasi, l’enzima presente nel nostro organismo che lo degrada, impiega più tempo ad esplicare la sua azione.

Le sostanze crosslinkanti più usate sono due: il BDDE (butanediol-diglycidylether) e il DVS (divinyl sulfone).

In realtà sono i  filler  “volumizzanti” quelli che  possono creare più problemi. I “volumizzanti”, infatti, sono fillers a base di acido ialuronico, viscosi, ad alto peso molecolare e ad altro grado di cross-linking e quindi,  ricchi di additivi reticolanti, che sono le sostanze responsabili di complicanze.

Quanto più il filler è reticolato, maggiore è il rischio di reazioni infiammatorie che possono manifestarsi subito o alcune settimane dopo il trattamento.

Quando viene utilizzata la ialuronidasi 

La ialuronidasi viene utilizzata nei casi di complicanze da filler:

  • NON urgenti  quali:  
    • accumuli di acido ialuronico,  
    • utilizzo di un quantitativo eccessivo di prodotto e l’effetto sia diverso da quello desiderato,
    • edema persistente che si protrae a distanza di anni dopo infiltrazione di acido ialuronico, 
    • effetto Tyndall,
  • urgenti quali:
    • urgenze vascolari da compressione e/o embolizzazione che potrebbero comportare  necrosi. In tal caso l’intervento deve essere tempestivo quasi immediato,

La Ialuronidasi, inoltre, è una molecola che può essere utilizzata efficacemente anche per altri impieghi (vedi art.Clinical Applications of HyaluronidaseWeber GC, et. al, Adv Exp Med Biol. 2019) che esulano dalle complicanze da filler  e in particolare per:

  • migliorare gli inestetismi causati dalla panniculopatia edemo fibro sclerotica (cellulite), sia da sola che in associazione ad altri farmaci, 
  • favorire il riassorbimento degli edemi nel post chirurgico in associazione agli anestetici o ai chemioterapici per aumentarne la diffusione se pur raramente utilizzata a questo scopo.

Potremmo definire la ialuronidasi un enzima multi funzionale, utilizzabile in diversi distretti corporei con modalità operative diverse e differenti indicazioni di impiego, 

Quali sono gli effetti collaterali della ialuronidasi

Il suo impiego deve avvenire con la dovuta cautela a causa di potenziali affetti avversi, in particolare di tipo allergico che, seppur in casi rari, si potrebbero manifestare.

Da uno studio, Durability, Behavior, and Tolerability of 5 Hyaluronidase Products. di Casabona G e t al., pubblicato a Novembre 2018 su Dermatology Surgeryle ialuronidasi di origine bovina sono risultate le più irritanti per il tessuto, con arrossamenti e gonfiore, mentre la ialuronidasi ottenuta con tecnologia ricombinante non ha provocato alcuna irritazione.

 

Quale ialuronidasi utilizzare

Esistono vari prodotti farmaceutici i quali possono:

  • avere una concentrazione di ialuronidasi insufficiente a risolvere le problematiche,
  • contenere mannitolo (un diuretico osmotico) il quale  avendo capacità igroscopiche potrebbe ostacolare  il drenaggio che è invece indispensabile

E’ necessario  quindi, secondo il dottor Papagni, optare per  prodotti adeguatamente preparati e di cui si conosce la farmacodinamica e possibilmente su cui si ha già esperienza, che necessitano di prescrizione medica  da presentare al farmacista il quale ha l’obbligo di trattenere la ricetta. 

Quali sono le caratteristiche della ialuronidasi

La ialuronidasi:

  • può essere diluita o in polvere,
  • può avere concentrazioni differenti a seconda delle differenti esigenze,
  • deve presentare l’indicazione per uso iniettivo.

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