La Metformina: il farmaco per il diabete che allunga la vita

By 7 gennaio 2019Gli integratori

Effetti benefici della Metformina

Gli studi fino ad oggi condotti hanno portato a  considerare la Metformina  efficace:

  • nella perdita di peso e nella riduzione della massa grassa. 

É abbastanza evidente che, dal momento che la Metformina agisce aumentando l’ossidazione dei grassi e il trasporto di glucosio attraverso la cellula,  essa possa svolgere un’azione sulla perdita di peso e sui depositi di grasso. Diversi studi confermano questo, anche nei pazienti non diabetici. Infatti la metformina si è dimostrata efficace anche nelle persone  particolarmente resistenti alla perdita di peso, come  ad esempio le donne con ovaio policistico.
In uno studio condotto su donne aventi tale patologia e trattate per 6 mesi con 850 mg di metformina o un placebo due volte al giorno, per 6 mesi, sono stati riscontrati questi risultati:

  • quelle trattate con placebo hanno preso  peso ed hanno avuto un contemporaneo aumento della glicemia,
  • quelle trattate con  metformina hanno avuto una significativa perdita di peso e diminuzione della glicemia. La perdita di peso è stata in media di 4 chili,  con contestuale   aumento delle HDL. 

Un altro  studio, condotto su donne sane di mezza età, sottoposte a trattamento con metformina per 12 mesi, ha mostrato una riduzione del peso corporeo in media di 5,26 kili. Si è inoltre rilevata una perdita importante di massa grassa.
Infine, uno studio condotto su giovani in salute, ha mostrato come, un trattamento di 18 mesi con 2 gr di metformina al giorno, ha portato ad una perdita di 0.2 kili di massa grassa. In confronto, il gruppo trattato con placebo, ha avuto un aumento di  2  chili di massa grassa, confermando dunque l’effetto di questo farmaco anche su una popolazione giovane.

  • nella prevenzione e nel trattamento del cancro

Gli scienziati hanno infatti  scoperto che questo farmaco è in grado di sopprimere la crescita delle cellule cancerose.

Forse il quadro più dettagliato delle azioni antiproliferative della metformina proviene da uno studio effettuato nel  2011 in Francia.

Nello studio, i ricercatori avevano aggiunto metformina a cellule di melanoma in  coltura e ne  avevano monitorato gli effetti. A 24 ore, la metformina aveva affamato le cellule tumorali al punto che il loro ciclo cellulare replicativo si era  arrestato. Per 72 ore le cellule sono state sottoposte ad autofagia, meccanismo per cui le cellule affamate letteralmente “si mangiano” in un disperato tentativo di sopravvivere. E dopo 96 ore, le cellule tumorali avevano cominciato a morire in massa per apoptosi.

Recentemente sono stati dimostrati diversi meccanismi antiproliferativi aggiuntivi per la Metformina oltre ai suoi effetti sul percorso AMPK.

Ad oggi sono stati dimostrati effetti antiproliferativi indotti dalla metformina nei tumori del cervello, del polmone, del seno, dell’ovaio, della prostata e del colon.

E gli studi sull’uomo stanno ora mostrando importanti riduzioni nei vari marcatori tumorali quando la metformina viene somministrata a pazienti affette da tumore al seno prima della chirurgia demolitiva tumorale e in chi ha già sviluppato una neoplasia ad altri organi.

Infatti, uno studio che prende in considerazione 27 trial clinici, per un totale di 24,000 pazienti ha evidenziato come questo farmaco abbia aumentato in pazienti con cancro al colon e retto ai primi stadi:

  • la sopravvivenza senza recidive del 37%,
  • la sopravvivenza generale del 31%, 
  • la sopravvivenza cancro-specifica del 42%.

Lo stesso studio riporta risultati simili per uomini con cancro alla prostata ai primi stadi, i quali , con l’utilizzo di metformina, hanno avuto, in confronto ai pazienti senza metformina:

  • un aumento della sopravvivenza senza recidive del 17%,
  • un aumento della sopravvivenza generale del 18%,
  • aumento della sopravvivenza cancro-specifica del 42%.

Nello specifico in uno studio condotto sul cancro alla testa e al collo è emersa una riduzione del 46% della probabilità che questo possa svilupparsi in pazienti diabetici rispetto ai non-diabetici.

Risultati simili si sono osservati nei casi di cancro allo stomaco, con una riduzione del 55% del rischio nei pazienti trattati con metformina  rispetto a quelli che non assumevano metformina.

Inoltre la metformina si è dimostrata  più attiva contro i ceppi di cancro resistenti a farmaci chemioterapici standard;

  • nel ridurre il colesterolo LDL e i trigliceridi nel sangue riducendo al minimo l’aumento di peso, oltre, ovviamente, a prevenire e ritardare lo sviluppo del diabete di tipo II in pazienti in sovrappeso con diagnosi di diabete;

  • in patologie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson grazie al ruolo che ha la metformina nello  stimolare l’APMK. Abbiamo infatti visto che una delle funzioni dell’APMK è quella di ripulire la cellula dalle proteine mal ripiegate, alcune delle quali  contribuiscono all’invecchiamento e alla disfunzione neurodegenerativa. Nel 2016 uno studio sugli uomini ha mostrato che assumere 1,000 mg di metformina due volte al giorno per 12 mesi ha migliorato la memoria in un gruppo di persone anziane affette da disturbo neurocognitivo minore, una condizione di deficit cognitivo antecedente all’Alzheimer.

  • nel rimodellare il microbiota umano (art. Il microbiota intestinale ed il suo ruolo nelle terapie antiaging )

Studi recentissimi   suggeriscono che la metformina rimodella il microbiota umano, promuovendo la crescita di specie batteriche benefiche e contrastando l’espansione di specie batteriche dannose. A sua volta, questa azione influenzerebbe l’equilibrio tra i fattori di circolazione pro e anti-infiammatori, promuovendo così il controllo glicemico e un invecchiamento sano.

Gli  effetti benefici della metformina hanno conferito  alla molecola le caratteristiche di pleiotropismo

Lo Studio TAME (Targeting Ageing with Metformin)

Proprio per l’efficacia che la Metformina ha mostrato nel corso degli anni,  Nir Barzilai, uno studioso americano di origine israeliana direttore dell‘Istituto per la ricerca sull’invecchiamento all’Albert Einstein College of Medicine del Bronx e direttore del Paul F. Glenn Center per la biologia della ricerca sull’invecchiamento umano, il quale  la scorsa primavera è stato ricevuto anche in Vaticano per una conferenza sulle terapie cellulari dove ha presentato i risultati della sua ricerca, sta conducendo uno studio, TAME (Targeting Ageing with Metformin) avviato nel 2016,  che testerà  gli effetti della metformina  su 3mila volontari  anziani ad alto rischio di cancro, malattie cardiovascolari e Alzheimer.

Metà di loro assumeranno la meformina, l’altra metà un placebo. Nel corso dei sei anni successivi si vedrà quanti di loro svilupperanno queste malattie, tipicamente associate all’età, e se si abbia un effetto in generale sulla longevità. Lo studio dovrà determinare quindi se la Metformina è in grado davvero di prevenire le patologie legate all’età.

Barzilai ha iniziato gli studi sulla meftormina negli anni ’80, a Yale e non avrebbe immaginato che sarebbe poi diventato il centro delle sue ricerche in seguito. E anche quando nel ’94 il farmaco è stato adottato per il trattamento del diabete, nessuno avrebbe immaginato che sarebbe diventato un “tema caldo” per la medicina mondiale. Nei due decenni successivi si è invece compreso il potenziale di questa sostanza. 

I suoi studi sul farmaco anti invecchiamento procedono in parallelo a  quelli condotti  nella Silicon Valley, concentrati in particolare sulle biotecnologie e supportati da investimenti enormi e  che potrebbero portare, in un futuro prossimo, a risultati importanti sul fronte “anti età”. Ma solo per pazienti molto ricchi. 

Lo scopo di Barzilai,  invece  è quello  di convincere l’FDA a far apporre sulla metformina il sigillo  di farmaco antiage, piuttosto che tentare di sviluppare una terapia estremamente costosa e altamente speculativa che probabilmente porterebbe benefici solo alle case farmaceutiche e guarirebbe solo chi economicamente se lo può permettere.  

La Metformina invece, non essendo più sotto brevetto,  non è sottoposta al costoso iter di sviluppo   che altre sostanze devono seguire per poter essere approvate .

Join the discussion 6 Comments

  • silvia ha detto:

    Ciao Michela, grazie per l’ articolo molto interessante. Sei sempre super avanti 🙂 Questo farmaco va assunto con continuità tutto l’anno o va preso a cicli?

  • Bianca ha detto:

    interessante, ma si tratta pur sempre di un farmaco…

  • Luigi ha detto:

    Articolo veramente interessante e completo in tutti i dettagli, complimenti !

    • Faceboost ha detto:

      Grazie Luigi. Mi fa piacere che ti sia piaciuto. Era tanto che volevo scrivere questo articolo su questa molecola molto interessante. Alla fine ho raccolto un bel pò di materiale e ce l’ho fatta. A presto.

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