Il microbiota intestinale ed il suo ruolo nelle terapie antiaging

Il ruolo del microbiota sulla nostra salute, nell'obesità e nella longevità

Il ruolo del microbiota sulla nostra salute

Il ruolo del microbiota sul nostro stato di salute generale è sempre stato ritenuto importante, ma oggi, con la possibilità di nuove e più approfondite ricerche,  è considerato uno degli elementi fondamentali del benessere dell’uomo dal momento che sembrerebbe essere responsabile di diverse malattie e disturbi. 

Studi recenti hanno infatti considerato un alterato equilibrio del microbiota intestinale responsabile:

  • di alcune sindromi infiammatorie intestinali,
  • del tumore del colon-retto,
  • delle malattie a base autoimmunitaria e anche alcune patologie allergiche,
  • delle malattie collegate all’alimentazione come l’obesità e il diabete di tipo 2, 
  • della celiachia.

Inoltre, il microbiota intestinale può interagire con il sistema immune, neuroendocrino e con il sistema nervoso centrale.

Quindi sembra che anche alcuni disturbi come la depressione, l’ansia, l’autismo ed anche patologie come il Parkinson possano essere associati ad una disbiosi del microbiota intestinale.

 Microbita ed Obesità

Recenti studi hanno  evidenziato che un microbiota intestinale alterato sia un fattore scatenante per l’obesità. Sembra infatti che il microbiota dei soggetti obesi contenga specie batteriche in grado di rendere più difficile il dimagrimento. Di fatto il microbiota sembrerebbe favorire l’assorbimento dei nutrienti e quindi la tendenza ad aumentare di peso. In altri termini, lo stesso apporto nutrizionale potrebbe avere effetti differenti nelle persone a seconda della composizione della loro flora batterica intestinale. 

In particolare uno studio pubblicato su Science a Settembre 2013   Gut microbiota from twins discordant for obesity modulate metabolism in miceRidaura VK,e t. al, ha dimostrato che nell’intestino dei soggetti magri c’è una microflora intestinale molto più ricca e varia di quella presente nei soggetti obesi. Inoltre lo studio ha valutato il differente  microbiota che si può trovare in gemelli identici che sono però, a parità di dieta, uno magro e uno grasso.

In un altro studio An obesity-associated gut microbiome with increased capacity for energy harvest.Turnbaugh PJ, et al., pubblicato su Nature a dicembre  2006 si è osservato che trasferendo i batteri intestinali di un topolino grasso in un topolino “vergine” (germ free è il termine scientifico), quest’ultimo iniziava ad ingrassare, ma che se insieme a questi batteri venivano aggiunti anche quelli di un topolino magro, l’equilibrio dato dai microbi di quello magro era sufficiente per impedire l’ingrassamento.

Microbiota e Longevità

Negli ultimi anni inoltre molti studi hanno addirittura  messo in evidenza il legame che sembrerebbe esserci tra microbiota ed invecchiamento.

Uno studio condotto dalla Stanford University di concerto con l’University of California, Los Angeles (UCLA) in cui è stato analizzato il Genoma di 17 anziani con età superiore ai 110 anni, hanno dimostrato che non esiste alcuna variante genica in grado di assicurare una longevità straordinaria.

Il segreto della longevità potrebbe invece risiedere propio nell’intestino di ognuno di noi.

In particolare è noto che i soggetti anziani (età superiore ai 65 anni) sono più suscettibili a malattie legate all’età tra le quali negli ultimi anni stanno emergendo quelle che interessano il microbiota intestinale. Una tipica manifestazione dell’invecchiamento è costituita dall’immuno senescenza, ossia il declino della funzionalità del sistema immunitario che può indurre uno stato di infiammazione cronica  che si traduce in una alterazione della composizione e della struttura dell’intestino

In uno studio  pubblicato a Gennaio 2016 su Current Biology Gut Microbiota and Extreme Longevity. di Franceschi C et al.,  condotto dall’università di Bologna e dal Cnr i ricercatori  hanno analizzato la popolazione batterica intestinale di 24 supercentenari (ovvero soggetti di età compresa tra i 105 e i 110 anni) della provincia di Bologna, confrontandola con quella di centenari (99-104 anni), anziani (65-75 anni) e adulti (20-50 anni)  tutti appartenenti alla stessa area geografica per limitare le differenze dovute alle abitudini alimentari e allo stile di vita.

Lo studio ha dimostrato come molti centenari abbiano una composizione particolare dei batteri intestinali, ricca di alcune specie e povere di altre.

Dalla ricerca effettuata, infatti, è emerso che i soggetti più anziani avevano:

  • presenza costante di un gruppo di famiglie di batteri, soprattutto Ruminococcaceae, Lachnospiraceae e Bacteroidaceae,
  • una maggiore abbondanza di microrganismi antinifiammatori, imunomodulanti e promotori della salute intestinale come Bifidobacterium e Akkermansia,
  • un’aumento di batteri appartenenti alla famiglia Christensenellaceae, un gruppo batterico recentemente salito all’attenzione della ricerca in quanto associato ad un buon stato di salute.

Lo studio indica quindi che la presenza di questi batteri rappresenti una sorta di codice identificativo del  microbiota di questi soggetti e sia in grado di  influenzarne e determinarne la longevità.

Anche se, come ha spiegato la ricercatrice  dell’Università di Bologna Elena Biagi, “la longevità è un tratto complesso dove gioca un ruolo fondamentale le genetica, l’ambiente e il caso. E il microbiota intestinale, influenzando molteplici aspetti della fisiologia umana, come il corretto funzionamento del sistema immunitario e del metabolismo energetico, può rappresentare un tassello importante nel definire come e quanto un essere umano può invecchiare mantenendosi in buona salute”

Del resto è noto e supportato da molti studi l’idea che la longevità dipenda non solo dall’ereditarietà, ma, in larga misura, dallo stile di vita. Caleb Finch, professore di gerontologia   presso la University of Southern California’s Leonard Davis School of Gerontology ha stabilito anche delle percentuali sostenendo che la longevità dipende per il:

  • 35%  dall’ereditarietà,
  • 65% dallo stile di vita.

In un altro studio Gut microbiota changes in the extreme decades of human life: a focus on centenarians.Santoro A, et al., pubblicato su Cellular and Molecular Life Sciences a Gennaio 2018, i ricercatori hanno investigato il microbiota di centenari sani per comprendere quanto i suoi cambiamenti, nelle ultime decadi della vita,  dipendano dallo stile di vita, dall’alimentazione, dalla genetica o dall’invecchiamento in se per sé e possano essere correlati a malattie neurodegenerative come il Parkinson e l’Alzheimer.

In uno studio pubblicato a Marzo 2017 su Trends in Endocrinology & Metabolism Inflammaging and ‘Garb-aging’.Franceschi C, et al., viene analizzato il ruolo del microbiota nell’infiammazione, (inflammaging) ossia uno stato infiammatorio  cronico di basso grado che coinvolge diversi tessuti ed organi oltre che lo stesso microbiota e che  alimenta l’insorgenza o la progressione di malattie croniche  e quindi accelerare e propagare il processo di invecchiamento localmente e sistematicamente.

Dallo studio emerge che la riduzione dell’inflammaging sia uno degli obiettivi da perseguire e dei fattori da tenere in considerazione in un’ottica “anti-aging”, che abbia come obiettivo il rallentamento dell’invecchiamento.

I tipi di batteri predominanti durante le fasi della nostra vita

Ho già osservato che al momento della nascita, l’intestino del neonato è sterile. Dopo i 2-3 anni di età la popolazione batterica, seppur molto variabile, si stabilizza comprendendo soprattutto batteri Firmicutes e Bacteroidetes che rimangono anche nell’individuo adulto se pur cambiando in proporzione  man mano che gli anni passano.

I microrganismi, come è visibile nell’immagine  sotto pubblicata:

  • Firmicutes sono predominanti negli adulti e negli anziani,
  • Bacteroidetes negli adolescenti.

Diversi studi hanno dimostrato che la dieta è il maggiore fattore ambientale che sia in grado di modificare la composizione del microbiota intestinale. Infatti vi è una dominanza di:

  • Bacteroidetes con una alimentazione ricca di grassi e zuccheri, 
  • Firmicutes  nel caso si assumano molte fibre e si segua quindi un’alimentazione corretta.

Un recente studio ha anche evidenziato il ruolo dei Bifidobatteri, appartenenti alla famiglia degli Actinobacteria, nell’invecchiamento (vedi immagine). Questo genere di microrganismi predomina alla nascita, ma si riduce e cambia composizione con l’avanzare dell’età. Ed è molto presente nei centenari.

Dato quindi il loro ruolo di difesa e di stimolazione del sistema immune, le ricerche indirizzano verso un loro uso terapeutico soprattutto nei soggetti anziani dove sono presenti in percentuale esigua.

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