La pelle dei golosi invecchia prima. Uno studio dice che ….

Per invecchiamento cutaneo si intende un processo fisiologico cronico e progressivo che porta alla modificazione delle principali strutture che costituiscono la pelle. Solitamente siamo portati a vedere questo processo legato a fattori quali:

  • l’età (in questo caso si parla di invecchiamento fisiologico),
  • l’ambiente (sole, inquinamento),
  • l’ereditarietà (DNA),
  • i radicali liberi,
  • le abitudini di vita (stress, fumo).

Ma un’altro processo che concorre ed imprime un’accelerazione al processo fisiologico d’invecchiamento della pelle è il processo di glicazione.

Cosa è la glicazione

La glicazione, detta anche “caramellizzazione” delle proteine, è un processo biochimico che comporta una serie di reazioni non enzimatiche tra proteine, lipidi, DNA e zuccheri.

Potremmo definire la glicazione  come un attacco da parte degli zuccheri che il nostro organismo subisce.

La glicazione è legata, per la maggior parte, all’introduzione attraverso l’alimentazione di cibi ricchi di zuccheri raffinati come quello bianco, di dolcificanti contenuti nelle bibite, nei dolci industriali o nei cibi cotti ad alte temperature (225 gradi), che comportano:

  • un’accelerazione dell’invecchiamento cutaneo, 
  • la comparsa di numerosi disturbi e patologie come il diabete e l’arteriosclerosi. 

La glicazione avviene spontaneamente nell’organismo. Quando tuttavia la quantità di zuccheri nel sangue è elevata, ad esempio in caso di iperglicemia, diabete o quando si assumono grandi quantità di zuccheri o carboidrati complessi, la glicazione avviene in maniera incontrollata. L’organismo infatti trasforma questi zuccheri in glucosio.

Alti livelli di glucosio nel sangue creano glicoproteine che successivamente si trasformano in  prodotti finali di glicazione, detti AGE (Advanced Glycation End-products)che, se presenti in grandi quantità, creano infiammazione e risultano tossici su tutti i tessuti, ma soprattutto sul collagene, la proteina più abbondante nell’organismo e soprattutto nella pelle, accelerando appunto l’invecchiamento della cute e dell’organismo.

La glicazione è infatti  proporzionale alla quantità di zuccheri, soprattutto semplici, come il glucosio, introdotti con l’alimentazione. È  quindi  necessario cercare di combattere e prevenire efficacemente una condizione di iperglicemia: alti livelli di glicemia abbinati ad ampie fluttuazioni della stessa, aumentano la denaturazione delle proteine del collagene e di altre proteine tissutali. Viceversa, mantenere una costante glicemia, cioè rimanere nella cosiddetta “calma insulinemica” sarebbe la chiave per mantenersi giovani nelle varie fasce di età.

Riassumendo:

  • la produzione degli AGEs, in parte legata endogenamente alle normali attività cellulari, dipende quindi in gran parte dalla dieta,
  • gli AGE alterano  le proprietà chimiche delle proteine, dei lipidi e del DNA. Inoltre attaccano le fibre proteiche del collagene e dell’elastina determinando un precoce invecchiamento dei tessuti.

La comparsa del collagene glicato si osserva intorno ai 20 anni e si accumula con tasso annuo del 3.7 % raggiungendo il 30 – 50 % a 80 anni (Advanced glycation end products: Key players in skin aging? Gkogkolou P, Dermato-Endocrinology Luglio 2012 ).

Attorno ai 45 anni, quando inizia la fase pre-menopausale, il processo di glicazione appare particolarmente accentuato con conseguente assottigliamento del derma cutaneo (porzione di sostegno della pelle)  perdita di elasticità ed irrigidimento delle strutture. 

Quindi la presenza degli AGEs:

  • riduce l’elasticità della pelle irrigidendo le fibre di collagene,
  • induce la formazione di rughe,
  • rallenta i processi di riparazione e rigenerazione cutanea.

Numerosi sono gli studi che dimostrano come i fenomeni di glicazione modifichino la funzione dei fibroblasti e del collagene e come essi siano influenzati dallo stile di vita (vedi sotto).

Una volta formati, gli AGEs possono comportare oltre all’irrigidimento del collagene,  anche un peggioramento della funzionalità della matrice extracellulare  (la più complessa unità di organizzazione strutturale dei tessuti degli organismi viventi), che coinvolge quindi ossa, tendini, cartilagini, denti, sistema cardiovascolare, muscolo scheletrico.

Gli AGEs, insieme a numerosi altri fattori, influenzano inoltre la perdita di massa ossea tipica dell’avanzare dell’età, la riduzione della forza e quindi dell’efficienza della muscolatura.

Gli studi più recenti indicano gli AGEs come responsabili di:

  • innumerevoli  processi infiammatori,
  • patologie dismetaboliche,
  • arteriosclerosi,
  • insufficienza renale.

Gli studi dimostrano che all’aumentare degli AGEs assunti con la dieta aumentano i livelli di sostanze dannose nel circolo sanguigno, aggravando il rischio di insorgenza di alcune malattie e/o aumentando il rischio di complicanze in caso di patologie già in essere.

Alimentazione ed AGE

I cibi che contengono una grande quantità di AGEs sono:

  • le carni grasse e lavorate,
  • prodotti da forno lavorati, ricchi di zuccheri raffinati,
  • cereali raffinati,
  • i formaggi, in particolare modo quelli stagionati,
  • bevande zuccherate.

Gli alimenti che, mediamente, hanno minori livelli di AGEs sono:

  • il pesce,
  • i legumi,
  • le verdure,
  • la frutta,
  • i cereali integrali.

I metodi di cottura inoltre  rivestono fondamentale importanza: maggiori sono la temperatura e il tempo di cottura del cibo, più elevata sarà la formazione e l’accumulo di AGEs.

Perciò sarebbe opportuno ridurre al minimo le cotture:

  • al forno,
  • alla griglia,
  • alla piastra,
  • in olio bollente (frittura)

Un esempio che rende bene l’idea della notevole differenza si può fare con la carne di manzo. Gli AGEs presenti nel manzo cotto alla griglia sono circa 5.963 kU per 100 g di carne mentre con la cottura in umido o la lessatura si hanno solo 2.230 kU per 100 g. Quasi tre volte meno.

Molta attenzione va posta anche all’abitudine di marinare o impanare i cibi prima della cottura abitudine questa che  favorisce la produzione di prodotti glicati.

Cosa fare per ridurre il consumo di AGEs

Eliminare completamente l’assunzione di AGEs è impossibile, ma per ridurre al minimo il loro consumo  e preservare il nostro organismo da un invecchiamento precoce si può: 

limitare l’assunzione di zuccheri, soprattutto raffinati. Quindi da evitare assolutamente:

  • pasticcini, torte, dolciumi, bevande dolcificate,
  • piatti e salse pronti,
  • preparazioni surgelate, nelle quali spesso si nascondono zuccheri.

privilegiare il consumo di:

  • frutta e verdura ricca di antiossidanti, vitamine e minerali,  
  • cereali integrali,
  • proteine vegetali, come quelle provenienti dai legumi.

 

utilizzare metodi di cottura semplici che contribuiscono ad una minore produzione di composti glicati come ad esempio quelle:

  • al vapore, 
  • al cartoccio,
  • bollitura,
  • in umido.

cercare di bere molta acqua per facilitare l’eliminazione  urinaria degli AGEs,

assumere integratori (vedi art: Lumity: l’antiaging che combatte le 9 cause dell’invecchiamento  Il glutatione: la molecola del benessere )alimentari quali

  • Iodio, 
  • Magnesio, 
  • estratto di curcuma,
  • Coenzima Q10,
  • L-Cisteina, 
  • Acetil-L-Carnitina,
  • Carnosina
  • Glutatione
  • Acido alfa-lipoico.

Interessante l’approccio integrato a questo problema proposto dal dottor Maurizio Ceccarelli (www.aephymed.org) indicato con il nome di “Life Quality Medical Program” inserito tra le pubblicazioni scientifiche “La medicina fisiologica 2016″ (www.aephymed.org/home-it-it/pubblicazioni/category/2-testi-scientifici ). Rappresenta un protocollo di Medicina Fisiologica indirizzato a prevenire i danni dell’invecchiamento generale. Il suo interesse si rivolge, quindi, non al prolungamento della durata della vita, già raddoppiata negli ultimi 100 anni, ma al miglioramento della qualità della stessa.

Nel Life Quality Medical Program si studia la composizione corporea e l’aspetto fisico del paziente al fine di ottimizzarli con vari strumenti.

Cosa dicono gli studi sulla glicazione

Uno studio del 2010 condotto dal Centro Interuniversitario di Dermatologia biologica e psicosomatica di Firenze diretto da Torello Lotti e presentato a Saint Moritz durante la “Winter Academy of Dermatology and Oncology”, ha evidenziato che riducendo  della metà gli AGEs dalla dieta, è possibile  migliorare del 13 per cento i segni dell’invecchiamento cutaneo. Lo studio ha preso in esame  120 soggetti, distribuiti in varie  fasce d’età (con una media di 45 anni) che hanno seguito diete a contenuto variabile di unità  AGE. Dai risultati è emerso che, rispettando alcune regole nell’alimentazione è possibile:

  • ridurre profondità e numero delle rughe,
  • rendere meno visibili le macchie (discromie) cutanee,
  • migliorare il tono della pelle.

Gli effetti più evidenti sono stati rilevati su soggetti che si esponevano poco al sole e che conducevano  un sano stile di vita, che non fumavano e non  consumavano alcool.

Considerate che lo studio ha rilevato che per annullare questo beneficio, basta ingerire un milione di unità AGEs al giorno. Praticamente, l’equivalente di una fetta di torta o di una coca cola “light”. Ma anche di 150 grammi di frittura o di una fiorentina (alla brace) da due etti e mezzo.

Per fortuna a me i dolci non piacciono molto. O comunque non mi piacciono quelli troppo dolci.

Ma la carne. La carne, quella rossa, quella grassa (marmorizzata) e soprattuto alla griglia. Una benedizione. Solo al pensiero mi viene “l’acquolina in bocca”… Ora sapevo già, come tutti, che la carne rossa e grassa non fosse proprio l’ideale per la salute e ne avevo già limitato il consumo.  Ma che fosse così dannosa proprio sul collagene (sigh!) e sulla pelle, questo non sapevo fosse documentato. Proprio non mi ci voleva. Credo che nonostante tutta la mia voglia e la mia determinazione nel cercare di rimanere e mantenermi  in forma il più possibile, alla carne proprio non riuscirò a rinunciare.

E allora sapete che faccio? Aumenterò ancora un pò la dose di antiossidanti che ingurgito ogni mattina. Che ne dite, funzionerà??

Una cosa è certa: i nostri corpi deperiscono inevitabilmente e gradualmente nel tempo, tuttavia il processo di invecchiamento può essere accelerato così come rallentato, il base allo stile di vita che adottiamo. Come diceva Coco Chanel: “La natura ti dà la faccia che hai a vent’anni; è compito tuo meritarti quella che avrai a cinquant’anni”.

Fonti

Assessing the effects of advanced glycation end products in the skin. Maria-Engler SS et al., British Journal of Dermatology (2017)

Biological Effects Induced by Specific Advanced Glycation End Products in the Reconstructed Skin Model of Aging. Pageon H et al., Biores Open Access. (2015)

La Glicazione e le sue implicazioni sulla salute …  Ascanio Polimeni, Claudio Tomella, Bollettino di Ginecologia Endocrinologica, 2014

Sugar Sag: Glycation and the Role of Diet in Aging Skin.Nguyen HP, Katta R., Skin Therapy Letter, Novembre 2015

Detection of AGEs as markers for carbohydrate metabolism and protein denaturation. Nagai R, et al.,Journal of Clinical Biochemistry and Nutrition. 2014

Impact of dietary modification of advanced glycation end products (AGEs) on the hormonal and metabolic profile of women with polycystic ovary syndrome (PCOS). Tantalaki E, et al., Hormones (Athens), Gennaio 2014

Novel Inhibitory Effects of Glycyrrhizic Acid on the Accumulation of Advanced Glycation EndProduct and Its Receptor Expression.Cheng HS, et al.,Natural Products and Bioprospecting, Novembre 2014

Join the discussion 3 Comments

  • Bianca ha detto:

    AGEs o non AGEs una bella torta burrosa, il thè verde freddo, i salumi di cacciagione, il buon vino rosso (magari invecchiato, magari toscano) e i formaggi francesi con gelatina di viole o di lavanda incrementano endorfine e triptofano che promuovono il buon umore.
    Si… vedrò anch’io di inserire nella mia dieta degli antiossidanti… 🙂

    • Faceboost ha detto:

      Ciao Bianca: bè the verde e vino non sono dannosi. Anzi. Per quanto riguarda le altre leccornie, il buon umore sicuramente lo promuovono e credo che poi sia sufficiente non abusarne. Come sempre è la quantità che fa il veleno. E poi senti bisogna pur vivere, non ci possiamo privare di tutto. Meno male che esistono gli antiossidanti…

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