Kleresca: la terapia biofotonica per il ringiovanimento cutaneo

Introduzione

Dopo avere effettuato il trattamento Lipogems (vedi art.Il Lipogems: la mia esperienza  )volevo cercare di mantenerne  il più a lungo possibile gli effetti. Ero quindi alla ricerca di qualcosa di efficace, ma non troppo invasivo e che consentisse tempi di recupero brevi o nulli. Non avevo voglia né di sentire brontolare mio marito (quella frase sei andata a farti rovinare mi innervosisce sempre di più) né di rendermi impresentabile.

Avevo letto di  Kleresca (www.kleresca.it) un trattamento molto innovativo, arrivato da poco in Italia, che almeno sulla carta sembrava promettere ottimi risultati, con tempi di recupero ed effetti collaterali pressochè nulli. Sembrava fare proprio al caso mio.

Cercando sul sito, avevo visto che tra medici di riferimento nella mia zona, c’era il dottor Matteo Tretti Clementoni (www.laserplast.org) chirurgo plastico di Milano, specialista in trattamenti laser, che chi segue questo blog conosce benissimo.  Ho chiesto quindi a lui un parere.

Dopo avermi spiegato nel dettaglio in cosa consisteva Kleresca ed avermi confermato che il trattamento sarebbe stato in grado soddisfare le mie esigenze,  ho quindi  deciso di provarlo. 

Prima di raccontarvi la mia esperienza vediamo di capire che cosa è Kleresca e come agisce sulla nostra pelle.

Cosa è Kleresca

Kleresca è un trattamento biofotonico, molto innovativo ed altamente tecnologico. La tecnologia biofotonica si basa  sull’interazione tra i fotoni e i fibroblasti (cellule del derma preposte alla produzione del collagene) ed è ispirata alla fotosintesi. 

Mediante Kleresca è possibile effettuare trattamenti terapeutici ed estetici non invasivi utilizzando un gel fotoconvertitore  associato ad una luce LED multi onda  che consente di stimolare i naturali processi biologici cutanei e i meccanismi di autoriparazione della pelle.  Tale processo è conosciuto, in termini scientifici come fotobiomodulazione. 

La lampada Kleresca

Cosa è la fotobiomodulazione: un breve cenno

Per fotobiomodulazione si intende una recente tecnica di stimolazione cellulare, attuata tramite una luce LED (Light Emitting Diode) emessa da una sorgente laser a diodi che non emette calore.

La fotobiomodulazione (vedi gli studi sotto pubblicati a cui poter fare riferimento per saperne di più) agisce fornendo, a livello cellulare, l’energia necessaria perchè abbiano luogo una serie di reazioni in modo tale che:

  • cellule danneggiate o compromesse possano essere riparate,
  • cellule mitotiche possano essere indotte a un livello maggiore di replicazione,
  • cellule con funzioni specifiche eseguano il loro compito in modo più veloce ed efficiente.

Tutto questo è possibile perchè i fotoni emessi dalla luce con lunghezze d’onda specifica per le cellule bersaglio, stimolano dei recettori o delle cellule provocando una catena di reazioni (biochimiche o biofisiche) che portano a una risposta cellulare, detta biostimolazione specifica.

Questa biostimolazione comporta:

  • un aumento dell’attività dei fibroblasti, con conseguente produzione di collagene ed elastina 
  • un incremento del flusso sanguigno,
  • un’ inibizione delle metalloproteinasi (una famiglia di enzimi la cui funzione principale è la degradazione delle proteine della matrice extracellulare, come il collagene, la laminina, la fibronectina, l’elastina e la parte proteica dei proteoglicani).

La terapia LED offre diverse indicazioni terapeutiche: dalla guarigione delle ferite e delle ulcere cutanee, al fotoringiavanimento, fino alla stimolazione immunologica della cute.

A differenza dei laser, della luce pulsata o della radiofrequenza, i LED dei dispositivi di fotobiomodulazione liberano energia a bassa intensità, senza effetti termici, senza ablazione della superficie cutanea.

La luce prodotta dai LED (Light Emitting Diode) infatti è di tipo monocromatico atermico, ossia non produce calore. Questa caratteristica è fondamentale poiché si traduce in minori rischi per i tessuti e per la superficie cutanea, e nessun fastidio per il paziente.

Le luci LED utilizzate nella fotobiomodulazione possono essere di differente colore:

Rossa e Bianca (vicina agli infrarossi) :

  • stimola la produzione di collagene ed elastina,
  • favorisce la rigenerazione cutanea,
  • favoriscono la circolazione sanguigna e linfatica,
  • riducono le infiammazioni e gli edemi,
  • migliorano la texture e la compattezza delle pelle.

Blu risulta ideale per:

  • il trattamento delle rughe,
  • la cellulite,
  • la couperose,
  • combattere i batteri responsabili dell’acne.

Join the discussion 2 Comments

  • MARINA CONSUELO PATRIARCA ha detto:

    promettete di dire i costi ma v e ne state ben guardando!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    • Faceboost ha detto:

      Scusa, ma credo tu non abbia letto bene. I costi sono SEMPRE riportati in tutti i trattamenti che descrivo. Sia quelli da me sperimentati sia quelli per i quali ho intervistato qualche medico. A presto

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