Riportiamo indietro le lancette dell’orologio: in arrivo la pillola anti-età

Credo che davvero nei prossimi anni diventerà sempre più difficile invecchiare. Sembra un paradosso ma non è cosi.

Aubrey de Grey, biogerentologo inglese, che ha ricevuto un titolo onorifico dall’Università di Cambridge per la pubblicazione del suo trattato The Mitochondrial Free Radical Theory of Aging (Teoria sull’invecchiamento dei radicali liberi mitocondriali) è attualmente  impegnato nel progetto SENS (Strategies for Engineered Negligible Senescence), con cui si propone di riuscire a mettere a punto terapie in grado di curare l’invecchiamento.

Aubrey De Gray

De Grey  nel 2007 aveva pubblicato “Ending Aging” tradotto in italiano con il titolo “La fine dell’invecchiamento: come la scienza potrà esaudire il sogno dell’Eterna Giovinezza” con il quale ha sconvolto il panorama bioetico.

Il punto di partenza del libro è una ricerca statica che conduce ad una considerazione che potrebbe sembrare banale: la principale causa di morte nel mondo è l’invecchiamento inteso come processo di deterioramento cellulare. La tesi di De Grey si basa sul fatto che, se combattiamo la fame, la guerra, il cancro, in quanto cause di morte, dobbiamo combattere anche l’invecchiamento. L’idea che si tratti di un fenomeno naturale e non di un’anomalia dell’organismo, ci ha fatti arrendere alla sua ineluttabilità. Ma se l’invecchiamento è una malattia, è possibile risalire alle sue cause e di conseguenza alle sue potenziali cure.

Secondo lo studioso, infatti, le cause dell’invecchiamento sono riducibili a sette e sarebbero tutte curabili. E il SENS ha già teorizzato almeno una possibile soluzione per ognuna di esse.

Afferma De Grey “L’unico problema è, che per le cure, è necessaria una ricerca impensabile al momento, perché non esistono ancora gli strumenti tecnologici adeguati. Ma iniziare anche solo a pensare a una possibilità in questo senso potrebbe portare a prolungare la vita, anche di molti anni”.

Ebbene, era il 2007 quando il libro uscì, e da allora sono passati molti anni e molti passi in avanti sono stati compiuti.

Nonostante le cause dell’invecchiamento restino ancora  un mistero, mentre sono noti i suoi effetti, e gli scienziati non abbiano ancora dato una risposta certa e definitiva  alla domanda cruciale  perché invecchiamo”, di recente moltissimi ricercatori in più parti del mondo, con percorsi diversi, stanno cercando di mettere a punto  l’elisir di lunga vita.

E in alcuni casi sembra proprio che ci siano riusciti, per ora, almeno con i topi.

Continuamente escono notizie riguardanti nuove ricerche messe a punto da prestigiose Università e condotte da scienziati capaci che hanno come obiettivo quello di sconfiggere le cause che determinano l’invecchiamento. Ritengo che siano interessantissime  perché dimostrano quanto fermento ci sia dietro a quest’argomento.

Penso che sia straordinariamente affascinante  l’idea, in un prossimo futuro, di non essere più costretti a subire il decadimento fisico e soprattutto cognitivo dovuto alla “malattia vecchiaia”.

Perché parliamoci chiaro: invecchiare non piace a nessuno.  E non voglio riferirmi  solo alla manifestazione estetica legata all’invecchiamento, ma alle malattie che dall’invecchiamento derivano. 

Una di queste ultime ricerche,  pubblicata su Science nel marzo 2017 “Conserved NAD+ binding pocket that regulates protein-protein interactions during aging” e condotta da un gruppo di ricercatori della Harvard Medical School di Boston guidati da David Sinclair, genetista e biologo della USNW (University of New South Wales) di Sydney e dal suo team, riguarda la scoperta di una pillola anti-età che sembrerebbe essere capace di invertire il processo d’invecchiamento migliorando il processo di riparazione del DNA .

David Sinclair e il suo team

I ricercatori hanno individuato un passaggio fondamentale nel processo molecolare che consente alle cellule di riparare il DNA danneggiato. Sono riusciti ad identificare un metabolita, il Coenzima NAD+, naturalmente presente in ogni cellula del nostro corpo, che ha un ruolo chiave nei meccanismi di riparazione del DNA.

In pratica le nostre cellule hanno già di per sè una capacità innata di riparare il danno da DNA (cosa che accade ad esempio ogni volta che ci esponiamo al sole) grazie proprio al NAD+. Il problema è che, tale capacità, purtroppo,  tende a diminuire con l’età, a causa proprio di una diminuzione dei livelli di NAD+.

Gli studi, condotti per ora sui topi, hanno dimostrato che, somministrando  un precursore di NAD+ chiamato NNM (nicotinamide mononucleotide) e già in commercio come anti-aging, si riesce a migliorare  la capacità delle cellule dei topi e di riparare il danno al DNA causato dall’esposizione alle radiazioni o dalla vecchiaia.

Alla fine della sperimentazione, David Sinclair ha affermato di aver messo a punto un ‘booster’ capace di ringiovanire le cellule dei topi aggiungendo che “dopo appena una settimana di trattamento le cellule dei vecchi topi erano indistinguibili da quelle dei topi giovani”.

La molecola NMN è in grado quindi di far aumentare nelle cellule la presenza della molecola NAD+, che diminuisce con l’età ma che è essenziale per mantenere  il DNA in salute e al riparo dagli “errori” che normalmente si accumulano sulla sua doppia elica.

Il team ha  stabilito inoltre che NAD+ potrebbe essere utile, oltre che  per il trattamento di varie malattie legate all’invecchiamento, anche nei casi di sterilità femminile e per contrastare gli effetti collaterali della chemioterapia.

Già nel 2003 Sinclair aveva stabilito un legame tra l’enzima anti-invecchiamento Sirt1 e il resveratrolo, una molecola naturale che si trova in piccole quantità anche nel vino rosso. “Ma se il resveratrolo attiva solo Sirt1, il nuovo booster ha effetto su tutte e sette le sirtuine, e dovrebbe avere un impatto ancora maggiore sulla salute e la longevità”, ha concluso lo studioso.

I risultati dello studio sono  stati così promettenti da aver attirato  anche l’attenzione della NASA, che ha conferito un premio allo studio, ritenendo  che l’assunzione di una pillola di questo tipo potrebbe aiutare gli astronauti a mitigare gli effetti dell’invecchiamento accelerato dalle radiazioni cosmiche  a cui sono sottoposti  durante i loro voli nello spazio.

David Sinclair ha annunciato che, visti i risultati ottenuti dalla sperimentazione sui topi, a settembre di quest’anno inizierà la sperimentazione sull’uomo, presso il Brigham and Women’s Hospital di  Boston. Ha aggiunto, inoltre, che se i test sull’uomo daranno esito positivo, “entro 3/5 anni al massimo avremo a disposizione sul mercato un farmaco anti-invecchiamento sicuro ed efficace

Insomma, la pillola dell’eterna  giovinezza sembra davvero essere sempre più vicina.

Una curiosità aggiuntiva

In realtà in commercio esistono già sia il NAD+ che l’NMN venduti entrambi  come nutraceutici e  quindi non sottoposti ai test di verifica indispensabili per commercializzare i farmaci.

Esiste una società, Elysium Health, fondata nel 2014 da Leonard Guarente biologo e ricercatore al MIT di Boston, che commercializza su Internet (www.elysiumhealth.com) la pillola della giovinezza chiamata Basis. Nel board scientifico della società figurano sette premi Nobel, vincitori nel campo della chimica, della fisiologia, della medicina, delle neuroscienze e della biochimica.

Il prodotto contiene:

  • Nicotinamide Riboside (250mg) un precursore chimico del NAD+,
  • Pterostilbene (50mg), un polifenolo simile al resveratrolo.

Basis è venduto:

  • a  60 dollari,  per una fornitura singola sufficiente per 30 giorni, 
  • a 40 dollari al mese nel caso si decida di sottoscrivere un abbonamento annuale.

Nel 2016 la società ha condotto uno studio su 120 pazienti anziani sani che hanno assunto Basis (250 mg Nicotinamide Riboside e 50 mg di Pterostilbene) per otto settimane. Lo studio, randomizzato e in doppio cieco (un esperimento dove ne’ paziente ne’ medico, conoscono le caratteristiche del farmaco somministrato, con lo scopo di garantire il maggior livello di neutralità possibile, di ridurre al minimo gli errori, e minimizzare il rischio di influenzare il risultato della ricerca), con placebo come controllo, ha rilevato un aumento dei livelli di NAD+ del 40%, dopo quattro settimane di assunzione, senza nessun effetto collaterale. Tale incremento è rimasto costante ed immutato per tutta la durata del test. 

I risultati sono stati pubblicati a novembre 2017 su Nature Partner Journals: Aging and Mechanisms of Disease, un giornale tra i più importanti al mondo nel campo della ricerca sull’invecchiamento

Basis, che avrei voluto acquistare per testarne l’efficacia, è distribuito, solo negli USA.

Anche l’NMN è venduto online, sempre come integratore, in moltissimi siti. Scuriosando un pò mi è sembrato che il sito Super Smart (www.supersmart.com  )sia quello più serio e attendibile.

C’è solo un piccolo problema: il prezzo. Una confezione da 30 capsule (10 mg di NMN)  costa la bellezza di 207,49 euro. 

E considerate che non è neppure tra i prodotti più costosi. Se volete divertirvi guardate i prezzi che girano su Amazon. Una confezione da 60 capsule della Mirai Lab (NNM 3000mg) costa 1.089 dollari.

Mi sembra davvero eccessivo per un prodotto di cui non è garantita l’efficacia e che deve essere ancora testato sull’uomo. 

Per queste cifre, pretendo il miracolo. 

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