Bacche di Açai: moda o vero superfood?

By 16 dicembre 2017Gli integratori

Gli studi condotti sulle bacche di Açai

Gli studi condotti su questo frutto sono effettivamente moltissimi. Esaminiamo i più interessanti, la maggior parte dei quali effettuati prevalentemente in vitro o su animali.

2008: uno studio “Comparison of antioxidant potency of commonly  consumed polyphenol-rich beverages in the United States” pubblicato su  Journal of Agricultural and Food Chemistry ha cercato di stabilire il potenziale antiossidante delle più comuni bevande ricche di polifenoli.

E’ stata valutata:

  • la potenza antiossidante,
  • la funzionalità antiossidante (la capacità del prodotto di ridurre la perossidazione lipidica dell’LdL),
  • il contenuto totale di polifenoli.

Secondo questi parametri, tra le bevande testate , il succo di Acai compare solo al quinto posto, preceduto dal succo di melograno, al primo posto, e dal vino rosso, al secondo posto che risulterebbero avere una potere antiossidante maggiore del succo di açai. Lo studio conclude che le ricerche, su qualunque bevanda od alimento, se condotti in vitro, non provano la loro attività biologica in vivo sugli esseri umani.   

2010: in un articolo Su Journal of Medicinal Food si parla dei benefici potenziali dei composti fenolici e della vitamina C presenti nell’Açai. Ma si conclude dicendo che gli studi sono ancora pochi per dire qualcosa di certo su questo frutto.

2011: su Nutrition Journal vengono pubblicati i risultati di uno studio “Effects of Açai (Euterpe oleracea Mart.) berry preparation on metabolic parameters in a healthy overweight population: A pilot study” condotto  sugli essere umani,  avente lo scopo di verificare se le bacche di açai  abbiano la capacità di contribuire a ridurre la probabilità di sviluppare la sindrome metabolica in persone a rischio.

Lo studio, senza un doppio cieco e  placebo come controllo, è stato condotto su 10 soggetti ai quali viene fatta assumere per un mese, due volte al giorno, 100 granmi di polpa di açai. Ad un mese di distanza dall’inizio dell’assunzione i ricercatori hanno constatato  miglioramenti:

  • nei livelli della glicemia e insulina a digiuno,
  • una riduzione del colesterolo LdL e colesterolo totale,
  • un miglioramento del rapporto colesterolo totale/HdL.

Dati gli interessanti  risultati dello studio, effettuato però su un campione molto esiguo di soggetti e per un periodo di tempo troppo breve, gli stessi studiosi concludono  che, per confermare i dati, sarebbe auspicabile effettuare  ulteriori studi da condurre su più vasti campioni di popolazione e con placebo come controllo.

2012: uno studio pubblicato su Journal of Dietary Supplements, “An Evidence-Based Systematic Review of Acai (Euterpe oleracea) by the Natural Standard Research Collaboration” indica le bacche di Açai come un buon antiossidante grazie alla presenza di antocianine. Inoltre:

  • i suoi flavonoidi, dovrebbero esercitare un’azione antinfiammatoria, 
  • i fitosteroli ridurrebbero l’assorbimento intestinale di colesterolo,
  • la presenza abbondante di acido oleico monoinsaturo aiuterebbe un migliore assorbimento degli acidi grassi omega-3.

2012: un articolo pubblicoato su Plant Foods for Human Nutrition  “Inhibition of mouse urinary bladder carcinogenesis by açai fruit (Euterpe oleraceae Martius) intake“,sostiene che le bacche di Açai  fornirebbero un aiuto nel trattamento del tumore alla vescica. Ma la ricerca è stata effettuata esclusivamente sui topi.

2015: un’ulteriore  studio pubblicato su Biology of SportEffects of supplementation with acai (Euterpe oleracea Mart.) berry-based juice blend on the blood antioxidant defence capacity and lipid profile in junior hurdlers. A pilot study.  aveva  lo scopo di esaminare se il consumo regolare di una miscela di succhi a base di bacche di Açai:

  • influenzasse le prestazioni di giovani atleti ,
  • modificasse i livelli di antiossidanti  nel sangue,
  • migliorasse il loro profilo lipidico. 

Sette giovani, tra i 17 e i 19 anni, hanno ricevuto una supplementazione una volta al giorno, per sei settimane, di 100 ml di di succo di acai

Al fine di valutare i potenziali benefici della bacca di Açai, sono stati analizzati i cambiamenti post-trattamento dei parametri del profilo lipidico (trigliceridi, colesterolo e sue frazioni) degli atleti. 

Al termine dello studio, dopo sei settimane di utilizzo di succo a base di bacche di acai,  si è concluso che la supplementazione non ha avuto alcun effetto sulle prestazioni degli atleti, ma ha portato ad: 

  • un marcato aumento dei livelli di antiossidanti  nel plasma,
  • una attenuazione del danno muscolare indotto dall’esercizio,
  • un sostanziale miglioramento del profilo lipidico. 

Questi risultati indicano quindi che un’integrazione a base di succo di Açai sia benefica per l’organismo  e che sia da attribuirsi principalmente al suo alto contenuto di polifenoli totali e alle relative attività antiossidanti e ipocolesterolemizzanti in vivo di questo integratore.

Cosa possiamo desumere dagli studi condotti su Açai

Nonostante gli studi confermino una certa capacità antiossidante di Açai, presentano alcuni limiti:

  • sono essenzialmente condotti in vitro o su animali. Gli  studi condotti in vitro su colture cellulari, possiedono una valenza scientifica irrilevante, nel momento in cui se ne vogliano trasferire risultati e conclusioni sull’uomo in modo automatico ed immediato;  infatti se ciò fosse possibile avremmo da tempo armi straordinariamente efficaci per curare la stragrande maggioranza delle malattie purtroppo ancora in attesa di soluzioni terapeutiche adeguate;
  • gli studi condotti in vivo sono stati effettuati su un campione molto esiguo di soggetti e per un periodo troppo breve per poter fornire un risultato significativo.

Se però osserviamo le tabelle ORAC (oxygen radical absorbance capacity)  o TEAC (Trolox-equivalent antioxidant capacity) che riportano i valori antiossidanti di vari alimenti, tra cui l’Açai, notiamo che in queste tabelle questo frutto risulta essere ai primi posti della graduatoria, quindi tra gli alimenti con maggiori capacità antiossidanti rispetto agli altri.

La domanda sorge spontanea: perchè questi risultati?

Il motivo risiede nel fatto che i valori inseriti sono relativi  a risultati di studi condotti in vitro  che, come appena detto,  non provano però la loro attività biologica in vivo sugli esseri umani.

Inoltre, detto per inciso,  nel maggio 2012 la pubblicazione delle tabelle ORAC  è stata ritirata proprio perchè non esistono evidenze scientifiche tali che dimostrino la validità dei test compiuti (effettuati solo in vitro) e non  vi sono prove certe che i valori ORAC dei vari alimenti e integratori alimentari siano significativi dal punto di vista biologico.

Addirittura l’efficacia antiossidante in vivo non è stata dimostrata per nessun alimento, ad eccezion fatta per  le vitamine A, C ed E.

Join the discussion 6 Comments

  • Stefania ha detto:

    Grazie per questo tuo contributo sei un mito,!!

  • Laura Giarré ha detto:

    Molto interessante questo post. Grazie

  • claudia rocchi ha detto:

    cara Michela, apprezzo sempre tanto la tua analisi personale “scientifica” ed equilibrata, super partes. Sono pienamente d’accordo con te, anch’io mi sono lasciata coinvolgere dal nuovo marketing esotico per il quale ho investito tanto denaro, per lo più in farmacia, a cominciare da bacche di goji bio costosissime, consumate per mesi, frutto di Acai e pure succo di Maqui. Alla fine non ho ottenuto nulla sul fronte estetico. Sono convinta, come hai valutato tu stessa, che siano frutti validi se consumati nel paese di appartenenza, noi abbiamo i nostri che, se coltivati nella giusta maniera, possono fornirci analoghe vitamine e sali minerali. Utili soprattutto per prevenire sintomi influenzali, per rinforzare le difese immunitarie, cosa di non poco conto, ma non mirati a un’estetica anti age più evidente. un caro saluto, cla

    • Faceboost ha detto:

      Cara Claudia, come avrai potuto leggere, concordo pienamente. L’importante è sempre bene mantenere uno spirito critico. Il succo di Maqui però mi manca. In compenso ho speso e buttato un sacco di soldi in papaia fermentatata, altra bufala colossale. E vabbè diciamo che abbiamo fatto girare l’economia. Ridiamoci su. A presto. Michela

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