Il laser per la rimozione dei tatuaggi: intervista al dott. Paolo Bonan

Le mie considerazioni sul trattamento laser per la rimozione dei tatuaggi

In una relazione “Hyperpigmentations and tattoos” presentata dal dott. Bonan ad un congresso a Ginevra lo scorso Settembre, si osserva che negli Usa più di dieci milioni di persone sono tatuate. Ebbene, un terzo di queste, i cosiddetti “pentiti”, desiderano la rimozione del tatuaggio.

Anche in Italia i  tatuaggi sono talmente diffusi che dal 2016 hanno fatto il loro ingresso nel paniere Istat. Si stima che circa 7 milioni di persone, il 12,8% della popolazione, si siano tatuate almeno una volta nella vita. E tra di loro ben il 17,2% ha dichiarato di voler rimuovere il proprio tatuaggio e di questi il 4,3% lo ha già fatto.

Questo “pentimento” crea chiaramente un mercato enorme e milionario.

Lasciando perdere tutte le considerazioni inerenti al gusto estetico sui tatuaggi e sulla probabile dannosità di questi per il nostro organismo e  pur ritenendo  che ognuno con il proprio corpo possa fare cosa più gli piace (sono profondamente liberale e credo fermamente nell’autodeterminazione di ognuno), mi sembra che il ripensamento, o come si dice il pentimento, nel caso in questione, possa porre dei problemi.

Soprattutto mi sembra di poter dire che il trattamento per  eliminare un tatuaggio  sia:

  • costoso,
  • doloroso,
  • non sempre possibile,
  • richieda tempi lunghissimi,
  • non sempre consenta risultati eccellenti.

La morale quindi è: pensateci bene prima di farvi tatuare ed eventualmente, se proprio morite dalla voglia di avere un tatuaggio, fate in modo che questo non sia gigantesco e che sia posizionato in zone non troppo visibili.

Quindi niente decisioni affrettate. La fretta è sempre cattiva consigliera, ma in questo caso, ancor di più.

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