Il laser per la rimozione dei tatuaggi: intervista al dott. Paolo Bonan

Introduzione

Nell’articolo I trattamenti laser vi avevo raccontato di un medico, dott. Paolo Bonan, dermatologo di Firenze, Laser Surgery Researcher, Esld Key Officer,  presso il  quale ho effettuato il mio primo trattamento laser.

Il dott. Bonan oltre ad essere un dermatologo eccellente, noto a livello internazionale,  che si occupa in special modo di tecniche e trattamenti laser, è anche un caro amico. Nel tempo ho potuto apprezzare non solo la sua professionalità e capacità, ma soprattuto la sua umanità e disponibilità, fondamentale in un medico. Tutte le volte che ho avuto un problema con qualche trattamento, se pur non effettuato da lui direttamente (sono anni ormai che per problemi logistici non riesco più ad andare ad effettuare trattamenti presso il suo centro laser), è sempre a lui che che mi sono rivolta per un parere. E  il dott. Bonan si e sempre mostrato disponibile ad aiutarmi e a consigliarmi, tranquillizzandomi ed esprimendo pareri sempre pacati e mai affrettati.

Il dott. Paolo Bonan

Ecco perchè quando ho deciso di parlare di rimozione di tatuaggi ho pensato di intervistare proprio lui. La sua voce non poteva mancare nel mio blog. L’ho chiamato e lui, come sempre, si è detto subito disponibile a fare una chiacchierata con me.

In una bella mattina di fine settembre mi sono quindi messa in macchina e ho fatto un salto a Firenze per andare a trovarlo.

Sentiamo cosa mi ha raccontato.   

Dottor Bonan quali sono i problemi che può creare un tatuaggio?

E’ necessario fare una distinzione tra gli effetti indesiderati conseguenti al tatuaggio e quelli dovuti alla rimozione del tatuaggio stesso.

Gli effetti indesiderati conseguenti al tatuaggio possono riguardare:

  • patologie infettive: se l’attrezzatura usata per realizzare il tatuaggio non viene adeguatamente sterilizzata  ed è contaminata da sangue infetto, c’è il rischio che possano essere trasmesse alcune infezioni. La più comune potrebbe essere quella da epatite virale B o C o, peggio, se pur raramente, da virus HIV,
  • reazioni allergiche o reazioni da rigetto, con conseguente infiammazione e  prurito intenso,
  • granulomi:  si tratta di piccoli nodulini che si formano sottopelle, a testimonianza di una reazione immunitaria del corpo verso una sostanza percepita come estranea.
  • cheloidi che sorgono improvvisamente, perfino anni dopo aver fatto il tatuaggio,
  • infezioni cutanee: la realizzazione dei tatuaggi può condurre a infezioni batteriche locali, caratterizzate da rossore, gonfiore, dolore e dalla formazione di pus,
  • la difficoltà di effettuare una mappatura dei nei nelle zone di pelle tatuata, soprattuto nel caso di tatuaggi di colore nero. Ancor più difficile diventa verificare la formazione di altri nuovi nei ed osservare e valutare l’eventuale  modificazione di un neo presente sotto un tatuaggio e di effettuare quindi analisi cliniche corrette.

Di recente un team di scienziati tedeschi utilizzando i microscopi del più importante Sincrotrone europeo di Grenoble l’Esrf, European Synchrotron Radiation Facility, è riuscito a fotografare il viaggio che compiono le particelle di cui è composto il tatuaggio all’interno del nostro organismo. Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports. 

Gli studiosi hanno osservato che i pigmenti e gli elementi che compongono l’inchiostro del tatuaggio si staccano e viaggiano all’interno del nostro corpo sotto forma di micro e nanoparticelle, fino a raggiungere i  linfonodi, dove si depositano.

Il processo, documentato da prove visive, per cui i linfonodi di chi ha tatuaggi  presentano micro tracce di colore era già noto. È la risposta che mette in atto il nostro corpo per provare a ripulire l’area decorata dal tattoo.

Quello che non sapevamo è che migrano in forma di nanoparticelle e che, ad oggi, non sappiamo come potrebbero reagire all’interno del nostro organismo  e se rimangono in modo permanente nelle ghiandole linfatiche.

L’inchiostro del resto  potrebbe contenere impurità ed avere effetti ancora poco noti sul corpo umano.

La maggior parte degli inchiostri infatti è a base di pigmenti organici, ma contiene anche sostanze nocive come come nichel, cromo, manganese, cobalto e biossido di titanio, il secondo ingrediente dopo il carbon black, utilizzato più di frequente. Si tratta di un pigmento bianco, normalmente utilizzato per creare alcune sfumature di colore, mescolato con coloranti. Viene anche comunemente usato negli additivi alimentari, negli schermi solari, nelle vernici.

 

Come si diffondo i pigmenti del tatuaggio all’interno dell’organismo (Courtesy of dott. Paolo Bonan)

 

Ed è su questo che si stanno concentrando gli studi.

Il prossimo passo degli scienziati è quello di esaminare ulteriori campioni di pazienti con effetti negativi nei loro tatuaggi e verificare eventuali collegamenti con proprietà chimiche e strutturali dei pigmenti utilizzati per capire se e come queste nanoparticelle possano migrare  eventualmente dai linfonodi ad altri organi. 

Gli effetti indesiderati più preoccupanti conseguenti alla rimozione dei tatuaggi sono legati:

all’effetto tossico che il  materiale ridotto in piccole particelle a seguito del trattamento laser  potrebbe  avere, una volta che si diffonde nel corpo. Ad oggi non sappiamo ancora perfettamente che potenzialità, anche oncogenica, questo materiale potrebbe avere.

La domanda soprattuto che noi medici ci poniamo è relativa a  dove si deposita il materiale derivante dalla distruzione del tatuaggio. Generalmente prende la via dei linfonodi, ma  potrebbe prendere altre vie,  tuttavia ancora  sconosciute.

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