La mastoplastica additiva: intervista alla dottoressa Lia Lavagno

Oggi voglio parlarvi di chirurgia plastica.  Nonostante infatti la medicina estetica ci metta a  disposizione moltissimi trattamenti sempre meno invasivi e sempre più  efficaci e consenta la possibilità di migliorare molti inestetismi, non riesce  a risolvere tutto. In alcuni casi  non si può fare a meno di ricorrere alla chirurgia plastica/estetica. Un esempio è quello in cui si voglia aumentare la dimensione del seno, e/o  migliorarne e rimodellarne  il suo aspetto. L’intervento chirurgico  a cui mi riferisco è quello della mastoplastica additiva, uno degli interventi di chirurgia estetica maggiormente richiesti. 

Personalmente ho effettuato la mastoplastica additiva ben due volte, più di dieci anni fa, dopo la seconda gravidanza, quindi ritengo di essere sufficientemente  ferrata in materia per parlarvi in modo approfondito della mia esperienza e darvi qualche consiglio. Ma per quanto riguarda l’aspetto chirurgico vero e proprio e temendo che in tutto questo tempo fosse cambiato qualcosa dal punto di vista delle tecniche, ho preferito intervistare la dottoressa Lia Lavagno www.lialavagno.com, chirurgo plastico di Milano, molto preparata e competente, che conoscete già molto bene per averla già menzionata più volte a proposito  di vari trattamenti medico estetici effettuati presso di lei.  Quindi innanzitutto l’intervista,  poi la mia esperienza.

La dottoressa Lia Lavagno

Cosa è la mastoplastica additiva?

La   mastoplastica  additiva è un intervento chirurgico indicato per aumentare i seni naturalmente piccoli, poco sviluppati o  per quelli che hanno subito una riduzione di volume per vari motivi. Consiste nell’inserimento di una protesi mammaria al di sotto della mammella, in modo tale da aumentarne il suo volume di una o più taglie.

Quali sono i motivi per cui una donna può  decidere di effettuare un intervento al seno?

Essenzialmente i motivi sono da ricondurre:

  • al desiderio di avere un seno più grande, desiderio generalmente  tipico delle ragazze giovani;
  • alla necessità di rendere  simili mammelle diverse tra loro per dimensioni o forma;
  • al desiderio di ripristinare le caratteristiche di un seno che nel tempo può avere subito cambiamenti,  sia dal punto di vista della forma che delle dimensioni.

Le cause di queste trasformazioni sono dovute essenzialmente

  • all’età,
  • a forti dimagrimenti,
  • variazioni ormonali,
  • gravidanza e /o allattamento.

In realtà l’intervento di mastoplastica additiva rappresenta solo uno degli interventi a cui è possibile ricorrere per migliorare o modificare l’aspetto del nostro seno.

Quali sono gli altri  interventi chirurgici a cui si può ricorrere ?

Gli altri interventi sono:

  • la mastopessi o lifting del seno: è un intervento che solleva, riposiziona  e ridona forma ad un seno cadente, rimuovendo il tessuto cutaneo in eccesso. Generalmente nei casi di seno svuotato, si ottengono ottimi risultati semplicemente tramite il riadattamento del volume per mezzo dell’impianto di una protesi (mastoplastica additiva). Se invece il rilassamento della pelle è molto  marcato   si rende necessario appunto la mastopessi, accompagnata dall’eventuale inserimento di una protesi.  La mastopessi può quindi essere effettuata come unico intervento o contestualmente alla  mastoplastica additiva, laddove sia necessario  anche l’introduzione di una protesi.
  • la mastoplastica riduttiva: è un intervento che permette di ridurre le dimensioni di un seno eccessivamente voluminoso e/o cadente o di correggere un’asimmetria mammaria

Anche se va detto che l’intervento più richiesto rimane  quello della mastoplastica additiva

Cosa deve stabilire il chirurgo prima dell’intervento?

E’ di fondamentale importanza la visita preliminare in cui il chirurgo pianifica l’intervento,  che deve essere effettuato in relazione alle caratteristiche fisiche della paziente e alle sue esigenze.

In particolare è necessario decidere:

  • che tipo di tecnica chirurgica utilizzare per  posizionare la protesi,
  • che tipo di incisione effettuare, ossia quale via di accesso da utilizzare per inserire la protesi,
  • che tipo ti protesi impiantare e di quali dimensioni.

È un campo complesso perché ogni paziente è un caso a sè  da studiare attentamente. Si parte da situazioni diverse, sia dal punto  di vista fisico che morfologico, e l’intervento deve essere “cucito” su misura su quella determinata paziente. Inserire  una protesi  può considerarsi  come metter una lente di ingrandimento su un seno. Nel senso che se ad esempio ci sono forti asimmetrie tra le due mammelle  o si hanno mammelle molto divaricate, o ancora si ha un seno con una forma non armoniosa, mediante l’inserimento  di una protesi, effettuando cioè una mastoplastica additiva, si potrebbe rischiare di accentuare tali difetti ed inestetismi.

Quali sono le differenti tecniche  chirurgiche mediante le quali viene effettuata la mastoplastica additiva?

La differenza tra le varie tecniche dipende essenzialmente dal modo in cui il chirurgo decide il posizionamento delle protesi che può essere:

  • Sottomuscolare: il posizionamento della protesi avviene al di sotto del muscolo pettorale. La tecnica fu  introdotta per permettere una minore visibilità dalla protesi e una sua minore palpabilità.
  • Sottoghiandolare: il posizionamento avviene al di sotto della ghiandola mammaria, quindi la protesi risulta essere collocata ad una profondità inferiore rispetto alla tecnica sottomuscolare e più superficialmente rispetto alla pelle.
  • Dual Plane: che rappresenta l’evoluzione della tecnica sottomuscolare. In pratica nella parte superiore del seno la protesi viene posizionata sotto il muscolo e nella parte inferiore sotto ghiandola. Ecco perché dual plane, perché si lavora su due piani diversi, all’interno dello stesso intervento. 

 

Da cosa dipende la  scelta tra le varie tecniche?

La scelta tra le varie tecniche dipende:

  • dalle caratteristiche fisiche della paziente : in particolare dallo spessore del suo tessuto cutaneo, da valutare attraverso il pinch test (si pinza la pelle tra due dita). Nel caso ad esempio di una donna  molto magra  con  la pelle  molto sottile o seno molto svuotato sarà meglio posizionare la protesi dietro al muscolo per nascondere il più possibile i bordi della protesi stessa, che altrimenti si potrebbero percepire fino addirittura a creare un antiestetico effetto rippling ( onde o piegoline sulla pelle).
  • dalle sue abitudini di vita: ad esempio nel caso di una persona molto sportiva, che effettui attività fisica intensa con impiego importante degli arti superiori, laddove ce ne fossero le condizioni, sarebbe meglio utilizzare la tecnica sottoghiandolare.
Un esempio di effetto rippling

Anche perché utilizzando la tecnica sottomuscolare si avrebbero due conseguenze negative :

  • l’indebolimento del muscolo pettorale che per un atleta rappresenterebbe un problema,
  • l’eventualità che nel tempo la protesi possa subire un dislocamento dovuto al continuo impiego del pettorale.

Qual’è la tecnica migliore ?

Non esiste una tecnica migliore in assoluto, ma quella migliore da “adattare” ad una determinata paziente affinché  si possa ottenere il risultato migliore e più naturale possibile, in quanto ogni   tecnica presenta vantaggi e svantaggi.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle varie tecniche?

Vediamoli insieme nel dettaglio.

Tecnica sottomuscolare

Vantaggi

  • ridotto rischio di visibilità o palpabilità dei margini della protesi soprattutto nella parte superiore del seno dove la pelle e più sottile,
  • mammografie più semplici rispetto al posizionamento sottoghiandolare,
  • minore probabilità  di contrattura capsulare, se non di grado elevato (possibile complicanza  di cui parlerò in seguito, in cui il seno risulta duro al tatto, a volte dolente e deformato),
  • minore visibilità della contrattura capsulare se presente (dipende dal livello di contrattura),
  • minore cambiamento della sensibilità areola-capezzolo dopo l’intervento.

Svantaggi

  • spostamento laterale della protesi con il tempo ed allargamento dello spazio tra le mammelle,
  • residuo movimento artificiale del seno con modificazioni  della sua forma durante le contrazioni del muscolo pettorale,
  • rischio aumentato di spostamento verso l’ alto della protesi,
  • decorso post operatorio più lungo e più doloroso, essendo l’intervento più traumatico sul muscolo.

Tecnica sottoghiandolare

Vantaggi

  • assenza di variazioni della forma del seno durante la contrazione del muscolo pettorale,
  • decorso post operatorio più rapido rispetto al posizionamento sottomuscolare.

Svantaggi

  • rischio aumentato di visibilità o palpabilità dei margini della protesi (in pazienti con pelle sottile e/o che desiderino protesi di grosse dimensioni),
  • rischio aumentato di contrattura capsulare,
  • aumento della visibilità della contrattura capsulare se presente,
  • mammografie leggermente più difficili da eseguire (problema superabile con un radiologo esperto).

Tecnica dual Plane

La tecnica dual plane ci permette di ottenere dei risultati più naturali e duraturi nel tempo, associando in una stessa tecnica i vantaggi delle tecniche sottomuscolare e sotto ghiandolare ed evitandone i rispettivi svantaggi.

I vantaggi 

  • un’ottima copertura del polo superiore (zona superiore, sopra il capezzolo) della protesi,
  • buon riempimento e proiezione del polo inferiore (zona inferiore della mammella, quella sotto il capezzolo)
  • consente di nascondere maggiormente i bordi della protesi,
  • risultati molto naturali, anche nel caso di movimenti che richiedono l’utilizzo del muscolo stesso,
  • ridotto rischio di contrattura capsulare,
  • riduzione del rischio
    • di dislocazione (spostamento) della protesi,
    • di visibilità della protesi,
    • dell’effetto rippling (piegoline sulla pelle).

Quali sono gli accessi attraverso cui viene inserita la protesi?

Innanzitutto è bene sottolineare che la scelta tra un accesso ed un altro dipende in larga misura dalla protesi che si è deciso di utilizzare

Gli accessi possibili sono:

periareolare, l’incisione viene effettuata nella parte inferiore dell’areola. E’ un accesso possibile solo in presenza  di areole sufficientemente grandi (diametro maggiore di 3,5 cm)

Vantaggi:

Si sfrutta la differenza di colore tra il complesso areola-capezzolo e la pelle circostante  per camuffare la cicatrice, che appare lineare e ipopigmentata (diventa un filetto bianco) posta sul margine inferiore dell’areola ( da ore 3 a ore 9).  

Svantaggi:

  • nel caso in cui vengano inserite protesi molto grandi la cicatrice potrebbe tendere ad allargarsi sotto la spinta della protesi che preme sulla pelle e diventare visibile,
  • rischio di cicatrici ipertrofiche.

ascellare è da riservare ai casi in cui la protesi viene posizionata sotto il muscolo. L’accesso ascellare, pur essendo valido necessita di strumenti adeguati e di grande esperienza da parte del chirurgo.

Vantaggi:

  • ridotta visibilità della cicatrice,
  • non traumatizza la ghiandola mammaria.

Svantaggi: 

  • difficoltà di inserire protesi di grandi dimensioni attraverso un accesso piccolo che potrebbe portare a “traumatizzare” la protesi stessa la quale deve essere spinta e maneggiata troppo per essere posizionata,
  • tecnica cieca: scarsa visibilità del campo operatorio che non consente una adeguata preparazione della tasca dove alloggiare la protesi, con rischio di mal posizionamento e risalita della protesi verso l’alto,
  • non consente di intervenire in modo adeguato in caso di sanguinamento massiccio o in caso di necessità di re-intervento per risolvere problemi di contrattura capsulare.

sottomammaria:  è senz’altro la via più agevole e quella da me preferita; molte volte è l’unico accesso possibile quando si sia scelto di utilizzare un impianto anatomico al gel di silicone coesivo.

 Vantaggi:

  • permette di non traumatizzare la ghiandola mammaria,
  • consente un’ottima visione del campo operatorio,
  • permette l’introduzione di un qualsiasi tipo di protesi e di qualsiasi dimensione,
  • l’incisone è poco visibile anche nel caso di cicatrice ipertrofica.

Transombelicale

E’ una tecnica molto diffusa negli USA dove, fino al 2006, non era possibile utilizzare  protesi in silicone, ritenute un tempo, come già osservato, rischiose. Le protesi venivano inserite vuote dall’ombelico, quindi senza nessuna incisione, e poi riempite con soluzione fisiologica una volta posizionate. In Italia non è utilizzata.

Vantaggi:

• cicatrice ben nascosta nell’ombelico, distante dal seno

Svantaggi:

  • tecnica difficile perchè alla cieca,
  • rischio di posizionamento troppo alto o asimmetrico,
  • difficile effettuare un ritocco o una correzione dal medesimo accesso.

Quali sono i tipi di protesi maggiormente in uso attualmente e quali sono gli aspetti a cui se deve fare attenzione quando si sceglie una protesi?

Gli aspetti importanti a cui si deve fare attenzione nella scelta della protesi sono:

  • il materiale da cui sono composte sia esternamente che internamente,
  • la loro forma,
  • la dimensione.

Quali sono i materiali da cui sono composte le protesi?

Le protesi mammarie sono formate da un involucro (di silicone o di poliuretano) che può contenere:

  • gel di silicone 
  • soluzione fisiologica.

Le protesi contenenti gel di silicone hanno  caratteristiche di consistenza, morbidezza e mobilità più simili a quelle del seno naturale. Sono le più sicure in assoluto e le più utilizzate. La rottura dell’impianto non provoca la dispersione del contenuto all’interno della capsula o, eventualmente, all’esterno di essa perché  riempite di un gel di silicone coesivo.

Una curiosità: Il loro utilizzo è stato riammesso anche negli Stati Uniti d’America, dove erano state bandite in quanto sospettate di provocare tumori e malattie autoimmuni oltre che mascherare, durante la mammografia, la presenza di eventuali tumori della mammella. In realtà, negli anni, si è capito che si tratta di problemi inesistenti.

Per quanto riguarda il problema della diagnosi è vero che:

  • se la protesi viene inserita sotto ghiandola, la mammografia risulta leggermente più difficoltosa, ma non da parte di un radiologo esperto,
  • se viene inserita sotto il muscolo non crea nessun tipo di  problema. 

Per quanto riguarda la sicurezza è bene ricordare che il silicone è un materiale di cui sono costituiti  numerosi prodotti utilizzati in medicina (cateteri, rivestimenti di “pace makers”, sonde, etc). 

Per cui  in Usa,  non potendo i chirurghi utilizzare le protesi contenenti gel di silicone, hanno avuto ampia diffusione protesi contenenti soluzione fisiologica (acqua e sale),  tuttora largamente in uso.

Questa tipologia di protesi presenta però alcuni  svantaggi:

  • una consistenza meno naturale di quelle contenenti gel di silicone soprattutto nel caso vengano riempite troppo;
  • un rumore tipo “sciaquettio”, dovuto ai movimenti del liquido in esse contenuto, se riempite troppo poco;
  • rischi di rottura se riempite troppo poco.

Esternamente la  protesi può avere una superficie

  • liscia, oggi utilizzate raramente,
  • testurizzata (ruvida), maggiormente in uso. La testurizzazione cioè la ruvidità serve per stabilizzare la protesi nella tasca. Ossia una volta inserita, i tessuti, riescono ad avvolgere la protesi  in modo ottimale creando un tutt’uno con l’organismo, in pratica una sorta di tessuto di rivestimento detto tissue growth. Questa ruvidità ha consentito di ridurre di molto l’incidenza della contrattura capsulare (vedi complicanze), una delle complicanze a cui si può andare incontro effettuando un intervento di questo tipo.

E riguardo alla forma e alle dimensioni quali criteri si seguono?

Un’altro aspetto fondamentale è la scelta della forma e della dimensione della protesi.

Per quanto riguarda le dimensioni, la scelta dipende entro certi limiti dalle preferenze della paziente anche se il chirurgo dovrà cercare di consigliare al meglio sulla base della struttura corporea della paziente (altezza, dimensione del torace spessore della ghiandola mammaria).

Per quanto riguarda la forma, esistono:

  • protesi rotonde, che hanno una forma sferica e che, a parità di volume, hanno larghezza e altezza uguali. Si differenziano unicamente per il profilo più o meno sporgente,
  • protesi “anatomiche”, che riproducono la forma “a goccia” del profilo naturale delle mammelle e sono più piene nella parte inferiore.
Una protesi tonda
Una protesi anatomica

Ciascun tipo di protesi anatomica, a parità di volume, può differire   

  • nella proiezione cioè nel profilo, avendo una “sporgenza”, anteriore più o meno accentuata,
  • nella  consistenza, più o meno morbida,
  • in altezza,
  • in larghezza.

La scelta è quindi molto vasta (osservate l’immagine sotto per farvi un’idea)

Per poter scegliere la forma e la dimensione migliore può essere di aiuto il “sizer” esterno.  Durante la visita la paziente indossa un reggiseno all’interno del quale si può inserire la protesi, sopra il quale si indossa una canotta aderente rosa, che simula la pelle,  per capire la dimensione e la forma più adeguata al proprio fisico e l’eventuale “ingombro”

Esempio di protesi da inserire nel “sizer”

In linea di massima, è consigliabile:

  • una protesi tonda se la paziente desidera un seno voluminoso o comunque ha un seno vuoto nella parte superiore,
  • una  anatomica  se si preferisce  un seno proporzionato,  o nel caso di una paziente giovane con un forma di seno  già bella naturalmente.

Un aspetto importante è sapere la marca della protesi viene utilizzata nell’intervento. Si tratta di un ‘informazione  fondamentale  soprattutto in caso di complicazioni. Infatti al momento della dimissione della paziente, il chirurgo dovrà rilasciare alla paziente il tagliando indicante il tipo di protesi utilizzata.  In caso contrario dovete richiederlo: è un vostro diritto.

Qual’è la durata di vita di una protesi?

Le protesi contenenti gel al silicone  sono fatte per durare tutta una vita e non necessitano di essere cambiate. A meno che non si verifichino inconvenienti come ad esempio la loro rottura. 

E’ possibile però che nella vita di una paziente, soprattutto in coloro che si sono sottoposte ad un intervento di mastoplastica additiva tra i trenta e i quarant’anni, possa rendersi necessario reintervenire, non tanto per la condizione della protesi, ma a causa dei cambiamenti fisiologici che il nostro corpo subisce. Negli anni la pelle perde tonicità e la protesi tende a scendere. Anzi questo problema sarà più evidente quanto più la protesi è grande e pesante perché subirà maggiormente la forza di gravità.

Quali sono le precauzioni da osservare dopo un intervento di mastoplastica additiva?

Le precauzioni da osservare sono finalizzate a far sì che la protesi si stabilizzi e quindi ad evitarne una sua dislocazione. Diventa di primaria importanza cercare di evitare tutti quei movimenti che possono comportare un rischio di questo tipo. Le precauzioni sono quindi

  • Evitare il più possibile di effettuare sforzi e movimenti bruschi con le braccia che impiegano il pettorale almeno per 15 giorni.
  • Evitare di trasportare pesi, come ad esempio buste della spesa pesanti, per almeno un mese.
  • Evitare l’attività fisica che impegna il pettorale, per due mesi. Dopo un mese è possibile ricominciare la ginnastica, solo con la parte inferiore del corpo, ma non la corsa.
  • Indossare per due mesi, notte e giorno, un reggiseno specifico.
  • Evitare la guida per almeno 10 giorni, trascorsi i quali è possibile guidare, ma in modo molto composto.
  • Evitare impatti bruschi con il seno, che comporterebbe la rottura della protesi.

Quali sono le complicanze eventuali di una mastoplastica additiva?

Generiche: tipiche di un qualunque intervento chirurgico;

  • ematoma: può insorgere nelle prime 12-24 ore dopo l’intervento,  rischio limitato dalla presenza dei drenaggi.
  • infezioni: sono rare e l’assunzione di antibiotici prevista riduce al minimo questo rischio. Nel caso in cui gli antibiotici non fossero sufficienti potrebbe rendersi  necessaria l’asportazione delle protesi da reinserire dopo alcune settimane o anche mesi.

Specifiche, dovute all’inserimento della protesi ;

  • contrattura capsulare,
  • spostamento della protesi,
  • rotazione della protesi: eventualità che si verifica nello 0,5% ed è più frequente nei reinterventi. Se la tasca per alloggiare la protesi è troppo grande l’organismo non riesce ad inglobare la protesi nei tessuti e la protesi tende a ruotare. Questa problematica è spesso risolta manualmente e si verifica maggiormente con le protesi tonde.
  • difficoltà di cicatrizzazione che si può avere nel 15/20% dei casi, 
  • necrosi dei tessuti : zone non completamente irrorate dal sangue  soprattutto nel caso di mastoplastica riduttiva. Tale eventualità può essere risolta con il lipofilling,
  • riduzione della sensibilità della zona sottoposta ad incisione per un periodo di circa sei mesi.

Cosa è la contrattura capsula e da cosa dipende?

Una volta inserita la protesi, l’organismo la riconosce come un corpo estraneo e  reagisce con una reazione cicatriziale. Nel 96% dei casi questa reazione è blanda, e quindi si ha un decorso regolare, mentre nel 2-4% dei casi  si potrebbe determinare una contrattura capsulare. Questa percentuale tende a ridursi nel caso in cui la protesi sia posizionata sotto il muscolo e vengano utilizzate protesi testurizzate. 

In pratica il tessuto intorno alla protesi diventa fibrotico, si forma una vera capsula esterna che può comportare

  • indurimento del seno
  • dislocazione della protesi
  • dolore

In questi casi è necessario reintervenire.

I motivi di una complicanza del genere dipendono

  • da una reattività individuale
  • da ematomi,
  • da infezioni,
  • dalla capacità del chirurgo.

Per evitare questa complicanza il chirurgo deve

  • evitare di traumatizzare la protesi durante l’inserimento,
  • creare una tasca (alloggio) idonea, 
  • evitare un eccessivo sanguinamento.

Quali sono i motivi più frequenti che determinano spostamento della protesi?

Lo spostamento delle protesi che può verificarsi per le seguenti cause:

  • sviluppo di un ematoma,
  • contrazione dei muscoli pettorali, principalmente nel caso in cui la protesi sia stata alloggiata in sede sottomuscolare,
  • creazione di tasche di dimensioni diverse,
  • rotazione della protesi.

Se lo spostamento della protesi porta ad asimmetrie molto evidenti diventa necessario riposizionare la protesi e l’intervento viene eseguito generalmente in anestesia locale.

Quali sono le complicanze a cui si va incontro in caso di reintervento?

Oltre alle complicanze già descritte, che sono le stesse anche nel caso di un secondo intervento,  il problema è legato essenzialmente al rischio di contrattura capsulare, che tende ad aumentare nei reinterventi. Se nel primo intervento, come ho già detto,  il rischio è pari all’incirca del 2-4%, nel secondo intervento il rischio può aumentare fino al 20-30%.

A quale età si può effettuare un intervento di mastoplastica additiva?

Sulla carta si può effettuare fin dai 20 anni, ma ritengo che sia necessario aspettare almeno i 25 anni. Personalmente non sono d’accordo nell’intervenire troppo presto, a meno che non ci siano delle differenze molto evidenti tra le due mammelle che comportano problemi di ordine psicologico nella paziente. In tutti gli altri casi penso che la paziente debba comunque essere consapevole del fatto che si tratta di un intervento chirurgico (non è come cambiare colore dei capelli!)  definitivo e da cui non si può tornare indietro senza sottoporsi ad un ulteriore intervento.

Nel caso di una mastoplastica additiva è poi possibile allattare?

Certamente sì, qualunque sia la tecnica utilizzata, l’intervento di mastoplastica non impedisce un successivo allattamento al seno. Quindi non è detto che uno debba aspettare di aver avuto figli per  poi sottoporsi ad intervento al seno.

Esistono tecniche alternative per riempire il seno che possono sostituire l’intervento?

No non esiste niente di altrettanto valido. Si pensava di aver trovato un’alternativa con:

  • il Macrolane, risultato poi talmente dannoso sulla ghiandola mammaria, che è stato ritirato dal mercato. Inoltre una volta iniettato provocava  un antiestetico effetto  “materasso”;
  • i fili di trazione: il seno “pesa” troppo per essere sollevato da dei fili che, anche se posizionati bene ed in grande quantità, non riescono a sostenerlo e, soprattutto,  ad assicurare un risultato duraturo nel tempo
  • il lipofilling, da utilizzare solo nei casi di pazienti che vogliono  aumenti di volume modesti. Di solito è una tecnica che si utilizza dopo le mastectomie totali. Serve  per dilatare leggermente la mammella, dare elasticità ai tessuti sclerotizzati dalla radioterapia e procedere successivamente all’inserimento della protesi.

Quali esami diagnostici deve effettuare la paziente prima dell’intervento?

A parte i soliti controlli ematici e l’elettrocardiogramma previsti per qualunque tipo di intervento chirurgico, richiedo:

  • se la paziente è giovane un’ecografia del seno,
  • se la paziente ha superato i 45 anni anche la mammografia.

Questo per scongiurare qualunque patologia di base, magari silente.

Che tipo di anestesia si utilizza per la mastoplastica additiva?

Io la eseguo sempre in anestesia totale, perché ritengo che sia il modo più sicuro per affrontare questo tipo di intervento,  soprattutto nel caso in cui si verifichino delle complicanze. Ci sono comunque alcuni chirurghi che la eseguono in sedazione profonda, ma ritengo che si corrano dei rischi inutili. Ormai i farmaci utilizzati per l’anestesia totale non comportano problemi di nessuna natura, sono molto ben dosati e si smaltiscono molto facilmente.

Qual’è il periodo dell’anno migliore in cui sottoporsi ad un intervento di mastoplastica additiva?

Il periodo migliore è sicuramente l’autunno-inverno. Escluderei, ma questo vale per tutti gli interventi chirurgici,  in ogni caso l’estate. Il caldo non facilita la guarigione e rallenta i tempi di recupero.

A cosa deve fare attenzione una paziente nella scelta del chirurgo plastico?

Gli aspetti più importanti, validi per qualunque intervento di chirurgia plastica sono:

  • avere la certezza che il medico a cui  vi rivolgete sia specializzato in chirurgia plastica, l’unica specializzazione universitaria che insegna a praticare la chirurgia estetica. Per sapere se il chirurgo è specializzato in chirurgia plastica deve essere socio ordinario della Società Italiana di Chirurgia Plastica  Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE), consultando il sito www.sicpre.it (non un semplice aderente, categoria che comprende non specialisti e cultori della materia provenienti da altre specializzazioni) oppure alla Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (AICPE) www.aicpe.org ,
  • fare domande e pretendere risposte chiare, precise e non frettolose. Dovrete soprattutto essere ben informate sulle eventuali complicanze che potrebbero presentarsi e sui  risultati che potrete conseguire che devono essere in linea con le vostre aspettative,
  • chiedere che tipo di anestesia intende utilizzare, se locale con sedazione o totale. In alcuni tipi di intervento, come la mastoplastica additiva, l’anestesia totale è preferibile edi in altri indispensabile,
  • diffidare di chi propone una mastoplastica additiva a prezzi troppo bassi; ci sono dei costi fissi (sala operatoria, anestesista, protesi) molto alti e difficili da ridurre,
  • chiedere al chirurgo se ha  un’equipe propria, la struttura in cui esegue gli interventi e chi è l’anestesista a cui si appoggia. La struttura  riveste grande importanza. Una sala operatoria non completamente attrezzata non tutela la sicurezza del paziente e dimostra  scarsa professionalità  del chirurgo. Questa informazione vi permette non solo di valutare il medico, ma soprattutto è fondamentale per salvaguardare la vostra salute in generale. Oltre al chirurgo è di primaria importanza la figura dell’anestesista che, se capace, ridurrà  al minimo le conseguenze che si possono avere con l’anestesia totale,
  • chiedere un preventivo estremamente dettagliato in cui venga inserito anche il costo della protesi, della quale al momento della dimissione, dovrà esservi rilasciato il tagliando indicante il tipo di protesi utilizzata.  Si tratta di un aspetto fondamentale di cui essere a conoscenza soprattutto in caso di complicazioni ,
  • assicurarsi che il chirurgo abbia senso estetico: è un aspetto essenziale perché la chirurgia plastica in generale abbia successo. Questa sensibilità estetica si può apprendere e migliorare, ma nasce sicuramente da una predisposizione ed è per questo che non tutti i chirurghi plastici sono anche bravi chirurghi estetici. Per scegliere un chirurgo che ha queste caratteristiche è importante vedere i suoi lavori e parlare con persone che da quel chirurgo sono già state operate. Di solito si approda ad un determinato medico “per passaparola” e quindi si conosce almeno in parte come lavora.  In ogni caso chiedete sempre di farvi vedere delle foto di pazienti prima e dopo, sperando chiaramente che siano reali, 
  • essere certi della sua esperienza, che dipende da quanti interventi di quel tipo ha fatto. Inoltre avere la certezza che  sappia usare tutte le tecniche che la chirurgia mette a disposizione  e che proponga quella migliore per la paziente e non l’unica che conosce,
  • diffidare di chi vi parla di tecniche innovative: la chirurgia del seno ha subito poche innovazioni. Chiedere in ogni caso se si tratta di tecniche già sperimentate e che vi dimostri che sono affidabili e già utilizzate su altri pazienti.
  • diffidare di chi:
    • vi spinge all’intervento facendovi credere che  è “una passeggiata”. Si tratta sempre di chirurgia e quindi di un atto invasivo (con rischi connessi) e da ponderare attentamente
    • di chi non dice di no di fronte a richieste astruse o irrealistiche,
    • di chi promette miracoli.

Qual’è il costo medio di un intervento di mastoplastica additiva?

Circa 9000 euro in anestesia totale con una notte di degenza in clinica.

“L’armamentario” del chirurgo, necessario per un corretto planning operatorio

E la mia esperienza? Siete incuriosite, dite la verità…. Anche perchè non è da tutti sottoporsi ad un intervento di mastoplastica due volte nel giro di 4 anni. Volete sapere tutto?  Non temete, io sono un libro aperto. Dai che vi aspetto al  prossimo articolo….

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