L’aspetto psicologico della “ricerca della bellezza”

Mi capita talvolta, quando progetto di sottopormi a determinati trattamenti per migliorare o mantenere il mio aspetto, di pensare al motivo che mi spinge, cioè a quale possa essere il risvolto psicologico di un percorso basato sulla ricerca/mantenimento della bellezza. E’ solo desiderio di piacersi o di piacere di più o c’è anche qualcos’altro? Non avendo competenze in materia e non sapendo quindi da dove iniziare, ho chiesto aiuto alla mia amica Cristiana Rossi, psicologa di Milano, la quale ha scritto questo articolo per noi.

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La psicologa Cristiana Rossi

Psicologia ed estetica o psicologia e bellezza, perché associare due temi così differenti? La psicologia si occupa della mente e del mondo interiore, l’estetica della bellezza che appare all’esterno. Eppure entrambi sono strumenti di realizzazione di quel tanto agognato equilibrio personale che, laddove lo si riesca a raggiungere, rende un individuo “bello da dentro”. Occuparsi della propria salute e della propria bellezza vuol dire in realtà imparare ad occuparsi del proprio sé , vuol dire andare più in profondità per realizzare un progetto che non prevede solo una serie di privazioni e rinunce, ma il perseguimento di un percorso di crescita personale. L’obiettivo è quello d’imparare a condurre una vita di azione attiva e non di reazione passiva. Si può iniziare a lavorare su qualunque parte del proprio sé, il corpo può essere un formidabile punto di partenza, un oggetto tanto forte e miracoloso quanto delicato ed effimero da curare e plasmare, non in un’ottica narcisistica e vanitosa, ma piuttosto vedendolo come espressione tangibile di tutto quello che vogliamo piano piano imparare a conoscere e gestire di noi stessi. In altre parole curare il proprio corpo può essere il primo passo verso un progetto più completo di realizzazione di sé, così come trascurarlo è spesso il modo migliore per perdere anche se stessi.

Dal lavoro sul proprio corpo si può imparare passo dopo passo a gestire il proprio sé nel tentativo di sviluppare una simmetria ed una individuale armonia tra esterno ed interno, tra apparenza e contenuto, tra mente e corpo. Il vero confronto non è mai con gli altri ma con se stessi, anzi con la visione attuale e con la visione ideale che abbiamo di noi stessi e delle quali dobbiamo cercare di mettere a punto una versione realistica ed integrata per il futuro.
L’obiettivo finale dovrebbe essere, quindi, arrivare ad una integrazione tra la dimensione fisica e mentale come fonte di felicità e salute trovando il giusto equilibrio tra immagine reale ed ideale.
Il corpo è il veicolo che ci viene dato per percorrere le vie della vita, quindi, le riflessioni su cosa voglia dire avere un corpo sano, su quale sia il corpo che si vorrebbe avere, sulle sensazioni che si vorrebbero provare guardandosi allo specchio e che ci piacerebbe far nascere negli occhi degli altri, sono aspetti centrali nella vita di ognuno. Né vi è nulla di sbagliato nell’avere a cuore la propria immagine, anzi voler apparire belli e sensuali è uno degli istinti basilari degli esseri umani. La bellezza del corpo ci genera soddisfazione, armonia e gioia, quindi tenere alla propria bellezza è un atto di cura verso se stessi e permette ad ognuno di esprimere il massimo e di far emergere la propria naturale essenza. Sentirci brutti, inadeguati e insoddisfatti ci chiude al mondo, rende difficili i rapporti con gli altri creando complessi ed insicurezze.
Spesso ci dimentichiamo che il corpo è la manifestazione tangibile e concreta della nostra esistenza ed il rapporto che abbiamo con esso determina in larga misura la relazione che abbiamo con noi stessi e di conseguenza con la vita e con gli altri. E’ banale e semplicistico ritenere che la cura del corpo sia sempre un atto di pura vanità o addirittura di narcisismo. Può ovviamente esserlo, ma può al contrario rappresentare un veicolo per lo sviluppo di una versione più forte e più profonda di noi stessi.
Il problema è non far diventare la cura di se stessi e del proprio corpo un’ossessione, come talvolta può accadere, ma trovare un equilibrio tra il desiderio di migliorarsi e quello di rimanere comunque se stessi (sapersi riconoscere allo specchio). Spesso la mancanza di equilibrio nasce dalla difficoltà di conformarsi ai canoni di bellezza “imposti” dalla moda corrente, difficili, se non impossibili da raggiungere, e diversi dal proprio personale indice di misura della bellezza. Questo può comportare delusione e frustrazione. D’altro canto, se l’intervento sul proprio aspetto esteriore è indirizzato solo a piacersi di più, allora può aiutare ad agire più profondamente sulla percezione “dell’Io corporeo” e trasmettere a se stessi e all’esterno una maggiore autostima ed una maggiore disponibilità ad interagire con il mondo circostante. Infatti, la gratificazione che una persona può trarre dal prendersi cura di sé e di conseguenza “piacersi” di più, non si ferma al mero aspetto fisico, ma si espande anche all’aspetto psicologico, comportando maggior sicurezza in se stessi, nei confronti del mondo esterno e nei rapporti con gli altri. Sentirsi più belli spesso corrisponde con l’esserlo realmente e sicuramente aiuta ad apparire più belli agli occhi degli altri.
Talvolta, tuttavia, la percezione dei propri difetti fisici diventa un pensiero fisso e tormentoso. Per alcune persone l’aspetto fisico finisce con il rappresentare un’ossessione costante e segreta che occupa la mente costantemente. Esse si preoccupano che il naso sia troppo lungo o deforme, la pelle rovinata, i glutei ed il seno troppo grandi, la pancia troppo grassa, la corporatura troppo gracile o troppo robusta; tali pensieri producono grande sofferenza interiore fino ad interferire con le normali relazioni interpersonali e sociali ed anche a portare a stati depressivi. Questi estremi ossesivi rientrano in una vera forma di patologia che viene definita “dismorfofobia” proprio a sottolineare la centralità del concetto di “deformità” che descrive la sensazione costante che le persone affette da tale patologia provano rispetto al proprio stato fisico. Tale patologia viene definita anche “Sindrome dello specchio” poiché lo scollamento tra il sé reale ed il sé che si vede riflesso risultano del tutto dissonanti tra di loro.

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Donne allo specchio

Lo specchio può essere la nostra base sicura o anche il nostro peggior nemico, ci conforta o ci terrorizza. Possiamo, quindi, significativamente considerarlo la “cartina di tornasole” del nostro percorso: quando l’immagine che si vede riflessa di noi stessi è quella realmente desiderata, quando guardandoci sentiremo dentro una bella sensazione di accettazione avremo realizzato la sintesi tra reale ed ideale, tra psiche e corpo.

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